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Inno di Mameli
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Fratelli d'Italia Ascolta
Inno nazionale italiano
Goffredo Mameli è l'autore del testo dell'inno nazionale italiano
Michele Novaro musicò il Canto degli Italiani
Il Canto degli Italiani, meglio conosciuto come Inno di Mameli o Fratelli d'Italia, è l'inno nazionale della Repubblica Italiana, provvisoriamente adottato dal 12 ottobre 1946.
Indice
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Nel Risorgimento [modifica]
Nell'autunno del 1847, Goffredo Mameli scrisse il testo de Il Canto degli Italiani. Dopo aver scartato l'idea di adattarlo a musiche già esistenti, il 10 novembre lo inviò al maestro Michele Novaro, che scrisse di getto la musica, cosicché l'inno poté debuttare il 10 dicembre, quando sul piazzale del Santuario della Nostra Signora di Loreto a Oregina fu presentato ai cittadini genovesi e a vari patrioti italiani in occasione del centenario della cacciata degli austriaci suonato dalla Filarmonica Sestrese C. Corradi G. Secondo, allora banda municipale di Sestri Ponente "Casimiro Corradi".
Era un momento di grande eccitazione: mancavano pochi mesi al celebre 1848, che era già nell'aria: era stata abolita una legge che vietava assembramenti di più di dieci persone, così ben 30.000 persone ascoltarono l'inno e l'impararono; nel frattempo Nino Bixio sulle montagne organizzava i falò della notte dell'Appennino. Dopo pochi giorni, tutti conoscevano l'inno, che veniva cantato senza sosta in ogni manifestazione (più o meno pacifica). Durante le Cinque giornate di Milano, gli insorti lo intonavano a squarciagola: il canto degli italiani era già diventato un simbolo del Risorgimento.
Gli inni patriottici come l'inno di Mameli (sicuramente il più importante) ebbero il merito di propagandare gli ideali del Risorgimento e di incitare la popolazione all'insurrezione[1], senza di cui certamente non sarebbe stato emanato lo Statuto albertino, né il re si sarebbe impegnato in un rischioso progetto di riunificazione nazionale che lo interessava poco, mentre era al centro dei pensieri dei genovesi, che erano sudditi leali (dal Congresso di Vienna) ma non rinunciavano ai propri ideali alti, guidati in questo da personaggi come Mazzini, Garibaldi, Bixio e Mameli, appunto. Quando l'inno si diffuse, le autorità cercarono di vietarlo, considerandolo eversivo (per via dell'ispirazione repubblicana e anti-monarchica del suo autore); visto il totale fallimento, tentarono di censurare almeno l'ultima parte, estremamente dura cogli Austriaci, al tempo ancora formalmente alleati, ma neanche in questo si ebbe successo.
Dopo la dichiarazione di guerra all'Austria, persino le bande militari lo suonarono senza posa, tanto che il Re fu costretto a ritirare ogni censura del testo, così come abrogò l'articolo dello Statuto albertino secondo cui l'unica bandiera del regno doveva essere la coccarda azzurra, rinunciando agli inutili tentativi di reprimere l'uso del tricolore verde, bianco e rosso, anch'esso impostosi come simbolo patriottico dopo essere stato adottato clandestinamente nel 1831 come simbolo della Giovine Italia.
In seguito fu proprio intonando l'inno di Mameli che Garibaldi, con i "Mille", intraprese la conquista dell'Italia meridionale e la riunificazione nazionale.
Mameli era già morto, ma le parole del suo inno, che invocava un'Italia unita, erano più vive che mai. Anche l'ultima tappa di questo processo, la presa di Roma del 1870, fu accompagnata da cori che lo cantavano accompagnati dagli ottoni dei bersaglieri.
Anche più tardi, per tutta la fine dell'Ottocento e oltre, Fratelli d'Italia rimase molto popolare come in occasione della guerra libica del 1911-12, che lo vide ancora una volta il più importante rappresentante di una nutrita serie di canti patriottici vecchi e nuovi. Lo stesso accadde durante la prima guerra mondiale: l'irredentismo che la caratterizzava, l'obiettivo di completare la riunificazione che infiammava molti uomini nutrendo così gli eserciti italiani, trovò facilmente ancora una volta un simbolo nel Canto degli italiani.
Prime incisioni [modifica]
Una delle prime registrazioni del Canto degli italiani è quella che fece il 9 giugno 1915 il cantante lirico e di musica napoletana Giuseppe Godono. L'etichetta per cui il brano venne inciso è la Phonotype di Napoli. Una seconda antica incisione pervenuta ad oggi è quella della Banda del Grammofono, registrata a Londra per la casa discografica His Master's Voice (La Voce del Padrone) il 23 gennaio 1918[2].
Sotto il fascismo [modifica]
Dopo la marcia su Roma, assunsero grande importanza, oltre all'inno ufficiale del regno che era sempre la Marcia Reale, i canti più prettamente fascisti, che pur non essendo degli inni ufficiali erano diffusi e pubblicizzati molto capillarmente. I canti risorgimentali furono comunque incoraggiati, tranne quelli "sovversivi" di stampo anarchico o socialista come l'Inno dei lavoratori o L'Internazionale, oltre a quelli di popoli stranieri non simpatizzanti col fascismo, come La Marsigliese. Anche gli altri canti furono rinvigoriti, e a esempio La leggenda del Piave veniva cantato nell'anniversario della vittoria, il 4 novembre; Furono istituiti il Sindacato nazionale fascista dei musicisti, con ampie competenze a livello nazionale, da cui dipendeva il Fondo nazionale di assistenza, ed infine nacque la Corporazione dello spettacolo, posta sotto la giurisdizione del Ministro delle corporazioni. Queste erano le principali strutture che governavano la vita musicale italiana. Il fascismo giunse a governare le attività di tutte le istituzioni musicali, dalle scuole ai conservatori, ai teatri, ai festival ed ai concorsi. La politica fascista non modificò i programmi di istruzione scolastica e professionale dei musicisti. Spesso l'inno di Mameli viene erroneamente indicato come l'inno nazionale della Repubblica Sociale Italiana. Tuttavia è documentata la mancanza di un inno nazionale ufficiale, nelle cerimonie veniva cantato l'inno di Mameli oppure Giovinezza[3].
Nell'Italia repubblicana [modifica]
Nella seconda guerra mondiale, indicibilmente più dura della prima, non ci fu lo spazio nemmeno per i canti che avevano invece caratterizzato la Grande Guerra nascendo molto spesso dal basso: solo dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943 l'inno di Mameli e molti altri vecchi canti assieme a quelli nuovi dei partigiani risuonarono per tutta Italia (anche al Nord, dove erano trasmessi dalla radio) dando coraggio agli italiani. In questo periodo di transizione, sapendo che la monarchia sarebbe stata messa in discussione e che la Marcia Reale sarebbe stata perciò provocatoria, il governo adottò provvisoriamente come inno nazionale La leggenda del Piave. Nel 1945, dopo la fine della guerra, a Londra Toscanini diresse l'esecuzione dell'Inno delle nazioni, composto da Verdi e comprendente anche l'inno di Mameli, che vide così riconosciuta l'importanza che gli spettava. Il Consiglio dei ministri nel 14 ottobre 1946 acconsentì all'uso dell'inno di Mameli come inno nazionale, limitandosi così a non opporsi a quanto decretato dal popolo, anche se alcuni volevano confermare La leggenda del Piave, altri avrebbero preferito il Va', pensiero (celebre aria dall'opera lirica Nabucco) di Giuseppe Verdi e altri ancora avrebbero voluto bandire un concorso per trovare un nuovo inno che sottolineasse la natura repubblicana della nuova Italia, ciò che del resto non era necessario, perché Mameli e il suo inno erano già accoratamente repubblicani (proprio per questo all'inizio erano stati banditi dal regno sabaudo). La Costituzione sancì l'uso del tricolore come bandiera nazionale, ma non stabilì quale sarebbe stato l'inno (una banale dimenticanza?), e nemmeno il simbolo della Repubblica, che essendo fallito il primo concorso dell'ottobre 1946 fu scelto solo con il decreto legislativo del 5 maggio 1948 in seguito a un secondo concorso cui parteciparono 197 loghi di 96 artisti e specialisti, dei quali risultò vincitore Paolo Paschetto, col suo noto emblema.
Per molti decenni si è dibattuto a livello politico e parlamentare circa la necessità di rendere Fratelli d'Italia l'inno ufficiale della Repubblica Italiana, ma senza che si arrivasse mai all'approvazione di una legge o di una modifica costituzionale che sancisse lo stato di fatto riconosciuto peraltro anche in tutte le sedi istituzionali.[4]
Nel 2006 è stato discusso nella Commissione affari costituzionali del Senato un disegno di legge che prevede l'adozione di un disciplinare circa il testo, la musica e le modalità di esecuzione dell'inno Fratelli d'Italia.[5] Lo stesso anno, con la nuova legislatura, è stato presentato al Senato un disegno di legge costituzionale che prevede la modifica dell'art.12 della Costituzione italiana con l'aggiunta del comma «L'inno della Repubblica è Fratelli d'Italia».[6] Nel 2008, altre iniziative analoghe sono state adottate in sede parlamentare.[7]
Secondo il cerimoniale ufficiale, le «regole scritte e non scritte» prevedono che normalmente dell'inno di Mameli sia eseguita solo la prima strofa senza l'introduzione strumentale, sostituita con massimi onori militari tributabili (ripetizione della frase musicale degli onori per tre volte) a simboleggiare l'inno come uno dei più sacri simboli della repubblica italiana; durante l'esecuzione i soldati devono rimanere fermi presentando le armi, gli ufficiali stare sull'attenti e i civili, se vogliono,assumere una posizione di attenti. Dal 1970 inoltre ogni esecuzione dell'inno nazionale dovrebbe essere accompagnata da quella dell'inno europeo, l'Inno alla gioia della Nona sinfonia di Beethoven.
Eventi Sportivi [modifica]
Nei mondiali di calcio dal 1974 al 1986, l'inno veniva suonato a partire dall'introduzione instrumentale e interrotto immediatamente prima del coro.
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Fratelli d'Italia è stato spesso criticato, e spesso alcuni ne hanno ventilato la sostituzione, specie all'inizio degli anni novanta.
Le critiche si appuntano in genere sulla bassa qualità musicale dell'inno, rilevandone un carattere di "marcetta" o "canzone da cortile" di poche pretese; si obietta tuttavia che la funzione e gli scopi degli inni patriottici, popolari e di lotta mal si conciliano, in genere, con un'elevata qualità artistica della melodia:[1] né tutti concordano sulla mediocrità di quella scritta da Novaro. Molti infatti non ne considerano così brutta la musica; il compositore Roman Vlad, ex sovrintendente della Scala, a un giornalista che gli aveva sottoposto l'idea di rendere l'inno più orecchiabile per accrescerne la popolarità presso il pubblico giovanile risposte che «no, questa è una proposta assurda. L'inno è così com'è, e non si può alterare. E poi non è vero che sia poco orecchiabile o che sia così brutto come si dice.» Molti concordano tuttavia col dire che è vero che la melodia non è sublime, e sicuramente è inferiore a quella dell'inno tedesco di Haydn e al Va', pensiero, il candidato più frequente alla sostituzione, e che però ciò non basta a fare di quest'ultimo un'alternativa valida.[8] È vero che ai tempi di Verdi il dramma degli ebrei esiliati fu interpretato come una chiara allusione alla condizione di Milano, in mano degli Austriaci, ma ciò non toglie che non contiene nessun riferimento specifico all'Italia o alla sua storia – è il canto di un popolo diverso e perdipiù sconfitto –, perciò ci si chiede quanto possa essere plausibile l'idea di farne l'inno nazionale.
I riferimenti storici e patriottici dell'inno di Mameli a taluni paiono addirittura eccessivi, e il testo in generale eccessivamente retorico e patriottardo, ma d'altronde è normale per un inno nazionale, anzi quelli degli altri Paesi sono spesso suscettibili di interpretazioni ben più nazionalistiche: ad esempio il predetto inno tedesco affermava (nella prima strofa, non più cantata dopo la seconda guerra mondiale) «Germania, Germania, al di sopra di tutto / al di sopra di tutto nel mondo», benché questa traduzione possa risultare fuorviante, in quanto l'über alles incriminato si riferisce, nelle intenzioni dell'autore, all'importanza primaria dell'obiettivo di una Germania libera e unificata piuttosto che a una supposta superiorità della nazione tedesca sulle altre. Altri invece leggono i riferimenti a Roma come un'esaltazione e un'invocazione dell'Impero, quasi un fascismo ante litteram: interpretazione capziosa, perché come abbiamo detto il significato è diverso, e del resto non si vede come si possa pensare altrimenti data la storia dell'autore, che era seguace di Mazzini e Garibaldi e si ispirò alla Marsigliese.
Una critica meno comune, mossa da Antonio Spinosa, è che Fratelli d'Italia sarebbe maschilista, poiché non accenna minimamente a imprese compiute da donne come Rosa Donato, Giuseppina Lazzaroni e Teresa Scardi; imprese che in parte sono successive alla morte dell'autore.
Alcuni propongono delle modifiche del testo che senza stravolgerlo ne emendino certi difetti. Una proposta di prima strofa che cancellerebbe i dubbi di maschilismo e nazionalismo imperialista è la seguente: «Fratelli d'Italia / l'Italia s'è desta. / Fratelli e sorelle, / mettiamoci a festa. / Dov'è la vittoria? / che lieta ci arrida, / che premi la sfida / per la libertà.» Quella di effettuare delle piccole modifiche al testo sarebbe l'unica strada percorribile per cancellarne i (presunti) difetti, perché l'inno di Mameli ha segnato la storia dell'Italia, ed è profondamente radicato nella tradizione e negli affetti del popolo italiano, che infatti non ha mai dato corso alle ipotesi di referendum per sostituirlo.
- ^ a b Proprio perché il loro principale scopo era questo, assumevano un'importanza prevalente le parole rispetto alla musica, che fondamentalmente doveva solo essere orecchiabile per favorire la memorizzazione e quindi la diffusione delle parole. Per questo molti di questi inni sono solo "marcette", e non ha senso stigmatizzarne la bassa qualità musicale, proprio perché non è altro che la caratteristica del genere.
- ^ Vedi: Muspe.unibo.it
- ^ "I canti di Salò" di Giacomo De Marzi
- ^ Pagina dedicata all'Inno nazionale sul sito della Presidenza della Repubblica. URL consultato il 14-08-2008.
- ^ Relazione alla 1^ commissione permanente del Senato con il testo del disegno di legge modificato in commissione.. URL consultato il 14-08-2008.
- ^ Testo del disegno di legge costituzionale n°821.. URL consultato il 14-08-2008.
- ^ Quattro ddl al Senato per ufficializzare l'Inno di Mameli, Il Messaggero, 21 luglio 2008.. URL consultato il 14-08-2008.
- ^ Mariorino 2001.
- Tarquinio Maiorino, Fratelli d'Italia. La vera storia dell'inno di Mameli, Mondadori 2001, ISBN 8804499850
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L'Italia (nome ufficiale: Repubblica Italiana) è una repubblica dell'Europa meridionale, composta dalla penisola italiana (tradizionalmente chiamata stivale per la sua forma), che si protende nel Mar Mediterraneo a sud delle Alpi, da due isole principali (Sicilia e Sardegna) e da altre isole minori.
Confina a nord con Francia, Svizzera, Austria e Slovenia; al suo interno sono presenti le due enclave di San Marino e Città del Vaticano.
La capitale è, dal 1870, Roma. L'Italia conta circa 58 milioni di abitanti (stime ISTAT del 2005), per una densità di quasi 196 abitanti per km2. Le donne sono circa due milioni in più degli uomini.
La Repubblica Italiana è membro fondatore dell'Unione Europea, della Nato e del Consiglio d'Europa, e aderisce alle Nazioni Unite e al G8.
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Etimologia del nome
Il nome Italia viene usato per la prima volta dagli autori greci e latini, nella fattispecie da Erodoto. Con tale nome si indicava la parte meridionale della penisola, l'antico Bruttium meridionale abitato dagli Itali di Re Italo (attuale Calabria meridionale) secondo quanto tramandato anche da Dionigi di Alicarnasso, Tucidide e Virgilio, poi il nome fu esteso ad indicare i connazionali della Magna Grecia, che venivano detti Italiótai.
L'etimologia del nome, secondo una tesi antica, si basa sul nome greco italós, che significa toro come forma contratta e grecizzata dell'umbro vitlu (vitello). Tale etimologia era stata già tramandata dagli stessi greci che vedevano l'origine del nome in Ouitoulía, ossia "terra dei vitelli". Essa fu in seguito riproposta da Dionisio d'Alicarnasso, Varrone, Gellio, Festo.
Alcuni sostengono che tale nome deriva dal vocabolo "Italòi", termine con il quale i greci designavano i Vituli, una popolazione che abitava la regione a sud dell'odierna Catanzaro e adorava il simulacro di un vitello. Il nome significherebbe quindi "abitanti della terra dei vitelli". Infatti fino all'inizio del V secolo a.C., con Italia si indicò solo la Calabria, poi tutta la parte meridionale del Paese e, dal 49 a.C., quando alla Gallia Cisalpina furono concessi i diritti di cittadinanza romana, anche le regioni settentrionali della penisola. Tali confini vennero ulteriormente dilatati con la riforma amministrativa dell'imperatore Augusto (27 a.C.) che li portò a ovest fino al fiume Varo (presso Nizza) e ad est fino al fiume Arsa, in Istria.
Secondo un'altra ipotesi l'origine del nome non è una forma grecizzata dell'umbro, bensì un termine di derivazione etrusca. In Etrusco esisteva difatti il termine Italòs, che indicava il toro, probabilmente derivato da *vitalu, con caduta del digramma. Questo termine fu usato dagli etruschi per indicare i popoli italici (dell'Italia centro meridionale); ciò è stato in parte affermato da Apollodoro, che sosteneva che il termine italòn fosse un termine di derivazione tirrenica, e quindi etrusca, usato per indicare il toro. Lo stesso confermava il bizantino Giovanni Tzetzes, che presumibilmente non conosceva la fonte di Apollodoro e, forse, lo aveva appreso da qualche altra fonte antica. Appare inoltre molto più probabile che il termine sia passato dall'etrusco al greco, piuttosto che dall'umbro, per altri due motivi: utilizzare il termine italòn per indicare un popolo ha probabilmente una connotazione negativa, in quanto rimanderebbe ad una certa inferiorità; considerando la superiorità tecnico culturale degli etruschi, e le condizioni dei rapporti che esistevanno fra questo popolo e le genti italiche, è molto probabile che gli etruschi abbiano utilizzato tale appellativo con lo scopo di deridere i propri vicini. Appare in secondo luogo difficile credere che tale appellativo sia stato applicato a tutti i popoli italici a partire da un piccolo popolo, mentre la sua paternità etrusca renderebbe più probabile la sua diffusione su vasta scala.
Su quest'ultimo punto ci sono state ipotesi divergenti; ad esempio c'è chi, come il filologo Domenico Silvestri, sostiene che il nome sia passato dall'etrusco al greco, ma già con il suo significato finale. In pratica gli Etruschi chiamavano la penisola già Italia e i suoi abitanti Itali. Altri sostengono che il termine Italia sia derivato dal greco Aithàle, termine usato per indicare l'isola d'Elba ed alcune vicine, trasformatosi poi in Aitlìa, Eitalìale, Etalìa, Italìa. Aithàle in greco significa fumosa o fumante, ed avrebbe indicato la presenza di molte fornaci per la lavorazione dei metalli. Tale presenza è però attestata solo sull'isola d'Elba e non in tutto il sud Italia, ragion per cui difficilmente questo nome avrebbe potuto diffondersi a tutta la penisola. Altri sostengono che il termine Aithàle avrebbe indicato una tecnica di coltivazione, eseguita appiccando incendi sui campi con lo scopo di aumentarne la fertilità, ma tale tecnica era diffusa in tutto il mediterraneo. Vi è poi chi sostiene che Aithale rimandi al concetto del tramonto, per il fatto che l'Italia era per i greci la terra dove tramontava il sole, ma tale nome avrebbe potuto essere applicato anche alla Sicilia, o alla Numibia, che godevano della stessa caratteristica.
Più di recente l'erudito Giovanni Semerano, noto per una sua stravagante teoria che fa derivare le lingue indoeuropee da alcune lingue semitiche, asserì che il termine Italia deriverebbe da Atalu, una pretesa parola accadica che significherebbe "terra del tramonto". Egli si basava non su tradizioni storiche (non esistono infatti motivi storici che possano avere portato un termine accadico dalla Mesopotamia all'Italia) ma su considerazioni a suo dire linguistiche (la "i" del latino vitulus è breve, mentre la "i" di Italia è lunga; va detto, per inciso, che Atalu è priva di i, sia brevi che lunghe).
L'Italia è anche poeticamente chiamata "il Belpaese". Anche se oggi pochi ne sono consapevoli, tale denominazione risale al grande successo editoriale che ebbe, a cavallo di Otto- e Novecento il volume Il Bel Paese, pubblicato nel 1876 dall'abate Antonio Stoppani con l'intento di illustrare le bellezze d'Italia (a sua volta, probabilmente. questo titolo intendeva rimandare alla definizione dantesca dell'Italia come il "bel paese là dove 'l sì suona". Inferno XXXIII, 80).
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Storia
Per approfondire, vedi la voce Storia d'Italia.
Il palazzo del Quirinale, residenza del Capo dello Stato
Il palazzo Chigi, sede del Governo Italiano
La storia dell'Italia ha influenzato la cultura e lo sviluppo sociale in Europa e nel resto del mondo. In Italia sono stati trovati importanti resti archeologici di attività umane risalenti alla preistoria.
Molte civiltà sono nate in Italia: tra i vari popoli italici si citano in particolare gli Etruschi, mentre grande influsso ebbero le colonie greche della Magna Grecia. La civiltà antica più importante che è nata e si è sviluppata in Italia è quella Romana, estesasi col suo Impero per alcuni secoli, a gran parte dell'Europa e del nord Africa e tutte le regioni che si affacciavano sul Mare Mediterraneo.
Dopo la caduta dell'Impero Romano d'Occidente, per un lungo periodo (14 secoli) il territorio della penisola si articolò in diversi stati preunitari spesso in lotta tra loro (tra tutti lo Stato Pontificio, con capitale a Roma, identificabile oggi con la Città del Vaticano), con la frequente discesa di stranieri e interventi delle maggiori potenze europee. Dai comuni si formarono le signorie e le Repubbliche Marinare.
Sotto le Signorie e le Repubbliche ebbe inizio il Rinascimento, caratterizzato da una vistosa rinascita delle arti, che ebbe grande influenza nel resto di Europa. Le dominazioni straniere e le varie trasformazioni degli stati che si erano formati sul territorio proseguirono fino alla prima metà del XIX secolo, quando si sviluppò una serie di movimenti volti alla creazione di un'Italia indipendente e unitaria; questo periodo è detto Risorgimento.
L'Italia contemporanea nacque come stato unitario quando il 17 marzo 1861 la maggior parte degli stati della penisola e le due isole principali vennero unite sotto il re Vittorio Emanuele II della dinastia dei Savoia. Architetto dell'unificazione dell'Italia fu il primo ministro del re, Camillo Benso Conte di Cavour che, dando mezzi e supporto (seppur non riconoscendolo direttamente) a Giuseppe Garibaldi, consentì l'annessione del regno delle Due Sicilie. La prima capitale fu Torino, che era la capitale del Regno di Sardegna, punto di partenza del processo di unificazione dell'Italia. In seguito alla Convenzione di settembre(1864), la capitale venne spostata a Firenze.
Nel 1866, l'Italia acquisì dall'Impero asburgico il Veneto, in seguito alla guerra, che vide l'Italia alleata alla Prussia di Bismarck Dall'unificazione rimaneva esclusa Roma e i territori limitrofi, che erano sotto il controllo del Papa; ma grazie a una rapida guerra il 20 settembre 1870 anche Roma venne annessa e venne proclamata capitale del regno. In seguito, con i Patti lateranensi del 1929, il Papa ottenne il possedimento di un'enclave dentro Roma che divenne lo Stato del Vaticano. Un'altra entità autonoma all'interno dei confini italiani è la Repubblica di San Marino. L'Italia riconosce inoltre il Sovrano Militare Ordine di Malta come ente con propria soggettività nel diritto internazionale e gli concede una zona extraterritoriale sempre nella città di Roma, precisamente sull'Aventino.
Dopo la prima guerra mondiale si affermò la Dittatura Fascista, evento che comportò la perdita delle libertà politiche per oltre vent'anni. Dopo la fine della seconda guerra mondiale il 2 giugno 1946 un referendum stabilì l'abbandono della monarchia come forma di governo e l'adozione della Repubblica parlamentare. Nel dicembre del 1946 i partiti politici italiani cominciano a lavorare alla stesura di una Costituzione. La nuova costituzione entrò in vigore il 1 gennaio 1948.
L'Italia è un membro fondatore della NATO e dell'Unione Europea e ha partecipato a tutti i principali trattati di unificazione europea compreso l'ingresso dell'Euro nel 1999.
L'Italia è l'unica regione geografica che nonostante i cambiamenti apportati dalle varie rivoluzioni che si sono svolte nei millenni di storia abbia sempre mantenuto lo stesso nome: fin dal tempo dei Romani questa regione veniva chiamata Penisola Italica.
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Politica
Per approfondire, vedi la voce Repubblica italiana.
Giorgio Napolitano, Presidente della Repubblica
La Repubblica Italiana è lo stato rappresentativo della popolazione che risiede sul territorio italiano. La forma repubblicana dello Stato fu decisa con il referendum del 2 giugno 1946, con il quale il popolo italiano abolì la monarchia a favore della repubblica.
La Costituzione, legge fondamentale della Repubblica Italiana, entrò in vigore il 1 gennaio 1948.
Essa indica i principi fondamentali della Repubblica, i diritti e i doveri dei cittadini e fissa l'ordinamento della Repubblica.
Il Presidente della Repubblica è la massima carica dello Stato e ne rappresenta l'unità. Viene eletto ogni sette anni dal parlamento in seduta comune, integrato dai rappresentati regionali, e ha funzioni di natura legislativa, giudiziaria ed esecutiva, anche se nei fatti le sue prerogative sono quasi esclusivamente rappresentative. La costituzione prevede però che il Presidente della Repubblica acquisisca consistenti poteri nei casi di deriva istituzionale dello Stato, o nei casi nei quali le istituzioni dello stato violino la legge ad alti livelli.
L'Italia è una repubblica parlamentare, il cui potere legislativo è affidato ad un parlamento bicamerale, costituito dalla Camera dei Deputati (630 deputati) e dal Senato della Repubblica (315 senatori eletti, più i senatori a vita: 5 di nomina presidenziale più i Presidenti emeriti della Repubblica). Il parlamento viene eletto dal popolo con un sistema elettorale proporzionale con premio di maggioranza. La legislatura ha una durata massima di cinque anni.
Il potere esecutivo è affidato al Governo, all'interno del quale, secondo l'art. 92, c. 1 Cost. possono distinguersi tre diversi organi: il Presidente del Consiglio dei Ministri, i Ministri e il Consiglio dei ministri che è costituito dall'unione dei precedenti due organi. La formazione del Governo è disciplinata in modo succinto dagli artt. 92, c. 2, 93 e 94 Cost. e da prassi costituzionali consolidatesi nel tempo.
Il potere giudiziario è esercitato dal corpo giudiziario complessivamente considerato.
Romano Prodi, Presidente del Consiglio dei Ministri
Al vertice di questo troviamo la Corte Costituzionale, introdotta nell'ordinamento italiano dalla Costituzione della Repubblica italiana, che ha come competenza principale quella di giudizio sulla costituzionalità delle leggi, ed il Consiglio Superiore della Magistratura, con compiti di autogoverno del corpo giudiziario.
L'amministrazione dello Stato è suddivisa tra lo Stato e gli Enti Amministrativi Locali, (Regioni, Province e Comuni) secondo i principii di sussidiarietà, differenziazione ed adeguatezza (art. 118 Cost).
Le competenze attribuite in esclusiva allo Stato sono solo quelle indicate nella Costituzione; allo stesso modo sono indicate quelle per cui l'indicazione delle linee guida e dei limiti di legge sono di competenza dello Stato (mentre la loro fattiva attuazione è affidata agli enti amministrativi locali); tutte le materie la cui competenza non è esplicitamente attribuita allo Stato, in via esclusiva o principale, sono attribute agli enti locali. La Corte Costituzionale è competente a giudicare sui conflitti di competenza tra lo Stato e gli Enti Amministrativi Locali.
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Cittadinanza italiana
Per approfondire, vedi la voce Cittadinanza italiana.
La Legge 15 febbraio 1992, n.91, stabilisce che è cittadino per nascita a) Il figlio di padre o di madre cittadini (Ius Sanguinis); b) chi è nato nel territorio della Repubblica se ambo i genitori sono ignoti o apolidi, o se il figlio non segue la cittadinanza dei genitori, secondo la legge dello Stato di questi (art. 1, comma 1) (Ius Soli). Per il comma 2º, è cittadino per nascita il figlio d’ignoti trovato in Italia, se non si prova il possesso di un'altra cittadinanza.
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La costituzione
Per approfondire, vedi la voce Costituzione della Repubblica italiana.
La Costituzione della Repubblica italiana è la legge fondamentale dello Stato italiano, approvata dall'Assemblea Costituente il 22 dicembre 1947 e promulgata dal Capo provvisorio dello Stato il 27 dicembre 1947. È entrata in vigore il primo gennaio 1948. Inoltre acquisiscono automaticamente la cittadinanza italiana i cittadini vaticani al cessare dei diritti di dimora nella piccola enclave romana.
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Simboli della Repubblica
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Tricolore italiano
Per approfondire, vedi la voce Bandiera italiana.
Il Tricolore italiano sventola su Piazza Venezia a Roma
Il primo tricolore italiano nasce il 7 gennaio 1797 a Reggio Emilia come bandiera della Repubblica cispadana proposto da Giuseppe Compagnoni.
Come altre bandiere, anche l'italiana si ispira alla bandiera francese introdotta con la rivoluzione del 1789. Quando le armate napoleoniche attraversarono l'Italia, nel 1796, sia le varie neonate repubbliche giacobine, sia i reparti militari che affiancavano l'esercito di Napoleone adottarono bandiere simili. La scelta dei colori si deve probabilmente ai vessilli della Legione Lombarda nei quali il bianco e il rosso del comune di Milano si affiancavano al verde delle divise della Guardia civica milanese. Gli stessi colori, vennero adottati anche dalla Legione Italiana, composta da soldati provenienti dall'Emilia e dalla Romagna. A Reggio Emilia, che si fregia del titolo di città del tricolore, è esposto il primo vessillo tricolore, risalente al 1797.
Dopo il Congresso di Vienna, e la Restaurazione il tricolore rimase come simbolo di libertà e venne utilizzato nei moti rivoluzionari del 1831 e del 1848. Fu proprio in quest'anno, con l'annuncio della Prima guerra d'indipendenza che Carlo Alberto di Savoia adotta per le sue truppe un vessillo composto dalla bandiera italiana, recante al centro lo stemma dei Savoia bordato di azzurro. Questa bandiera diverrà, a partire dal 14 marzo 1861 la bandiera del Regno d'Italia, anche se la legge che definisce la forma esatta della bandiera arriverà solo nel 1923. Con la fine della Seconda guerra mondiale, e la proclamazione della repubblica la bandiera italiana perde lo stemma del Savoia e assume la foggia odierna. L'importanza di questo passaggio è testimoniata dall'inserimento nella Costituzione di un articolo - il 12 - compreso tra i principi fondamentali ad esso dedicato: "La bandiera della Repubblica è il tricolore italiano: verde, bianco e rosso, a tre bande verticali di eguali dimensioni". Il verde rappresenta quello delle nostre pianure, il bianco simboleggia invece il candore delle nevi delle Alpi, ed infine il rosso raffigura il sangue dei nostri connazionali caduti.
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Emblema italiano
L'emblema ufficiale della Repubblica Italiana è quello approvato dall'Assemblea Costituente nella seduta del 31 gennaio 1948 e promulgato dal Presidente della Repubblica Enrico De Nicola il successivo 5 maggio. Il bozzetto iniziale fu realizzato dall'artista Paolo Paschetto, vincitore dei due concorsi pubblici indetti nel 1946 e nel 1947, cui parteciparono complessivamente circa 500 candidati con oltre 800 bozzetti.
La sua definizione formale è riportata nello schema a lato.
La stella bianca a cinque punte è stata la tradizionale rappresentazione simbolica dell'Italia sin dall'epoca risorgimentale; nell'emblema repubblicano essa è sovrapposta a una ruota dentata d'acciaio, simbolo del lavoro su cui si basa la Repubblica (Art. 1 Cost.) e del progresso. L'insieme è racchiuso da un ramo di quercia, che simboleggia la forza e la dignità del popolo italiano, e da uno di ulivo, che rappresenta la volontà di pace della nazione.
Pur identificato spesso come stemma della Repubblica Italiana, tecnicamente non si tratta di uno stemma in quanto è privo dello scudo, che ne costituisce una parte essenziale secondo la definizione araldica (al contrario di altre decorazioni come corone, elmo o rami che non sono essenziali). Per questo risulta più corretto riferirvisi con il termine di Emblema della Repubblica Italiana.
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Inno nazionale
L'Inno di Mameli, conosciuto anche come Fratelli d'Italia, dai primi versi - o più precisamente, Il Canto degli Italiani - è dal 12 ottobre 1946 l'inno nazionale italiano, in modo provvisorio. Solo il 17 novembre 2005, il Senato approva infine un decreto legge che lo rende ufficiale. Il testo fu scritto nell'autunno 1847 da Goffredo Mameli; la musica è di poco successiva e fu composta da Michele Novaro. Alla proclamazione della Repubblica ha sostituito la Marcia Reale e S'hymnu sardu nazionale, in vigore durante il Regno d'Italia .
Nel corso degli anni novanta è stata talvolta ventilata l'ipotesi di sostituire Il canto degli Italiani con il Va' pensiero (celebre aria dall'opera lirica Nabucco) di Giuseppe Verdi come inno rappresentativo della nazione italiana.
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Geografia
Per approfondire, vedi la voce Geografia dell'Italia.
L'Italia per zone altimetriche
L'Italia è una vasta penisola che si estende nel Mare Mediterraneo. Il suo territorio comprende anche la Sardegna e la Sicilia, due isole di grandi dimensioni, oltre a una serie di isole minori. Il mare che si trova a est della penisola è il mar Adriatico, a sud-est si estende il mar Ionio, a ovest, lungo tutta la penisola, si trova il mar Tirreno mentre a nord-ovest della penisola si estende il mar Ligure.
L'Italia presenta una prevalenza di zone collinari (il 41,6% del territorio), rispetto a zone montuose (il 35,2% del territorio), o a zone pianeggianti ( 23,2%).
Per approfondire, vedi la voce Zone Altimetriche d'Italia.
Le catene montuose si estendono perbuona parte della nazione. Del sistema alpino appartiene all'Italia tutto il versante meridionale per una lunghezza di circa 1000 km. Le vette più elevate si trovano nelle Alpi Occidentali, dove numerose sono le cime che superano i 4000 m tra cui il Monte Rosa (4637 m), il Cervino (4476 m) e il Monte Bianco che con i suoi 4810 m è la montagna più alta d'Europa. A sud delle Alpi si trova la Pianura Padana, una grande distesa alluvionale formata dal fiume Po e dai suoi affluenti. La catena degli Appennini percorre tutta la lunghezza della penisola, dalla Liguria alla Sicilia, fino a concludersi nelle Madonie in quest'ultima regione, raggiungendo l'altezza massima con il Gran Sasso (2912 m). L'Italia è famosa anche per la presenza di numerosi vulcani: i più famosi sono il Vesuvio vicino a Napoli, l'Etna vicino Catania che con i suoi 3323 m è il vulcano più alto d'Europa, e lo Stromboli.
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Clima
Per approfondire, vedi la voce Clima italiano.
Tipica giornata di sole in Sicilia
La regione italiana (compresa tra il 47° ed il 36° parallelo nord) si trova quasi al centro della zona temperata dell'emisfero boreale.
Da punto di vista climatico è, inoltre, favorita dalla grande massa d'acqua dei mari mediterranei che la circondano quasi da ogni lato. Tali mari costituiscono soprattutto per la nostra penisola (meno per quelle ellenica, iberica ed anatolica) un benefico serbatoio di calore e di umidità. Determinano infatti, nell'ambito della zona temperata, un clima particolare detto temperato mediterraneo.
L'Italia viene divisa convenzionalmente in quattro tipi di clima:
- Clima alpino, dominante sulle Alpi e sull'Appennino settentrionale e centrale, caratterizzato da temperature notturne ed invernali bassa e da precipitazioni soprattutto estive;
- Clima mediterraneo, di cui godono le isole e la penisola a sud del Golfo di Salerno, con temperature miti e forte piovosità invernale;
- Clima peninsulare, caratteristico della penisola a nord della linea Golfo di Salerno-Golfo di Manfredonia, con temperature più miti lungo il litorale e sull'immediato retroterra che non verso l'interno (dove alle più elevate altitudini il clima è di tipo alpino) e con piovosità soprattutto primaverile ed autunnale.
- Clima della pianura padano-veneto-emiliana ad ampia escursione annua (basse temperature invernali, elevate estive) e piovosità primaverile ed autunnale.
Località
Latitudine
Temperature
medie invernali (°C)
Temperature
medie estive (°C)
Piogge (mm)
Stagioni più piovose
Milano
45°28'
3
23
1000
primavera autunno
Torino
45°2'
2
22
900
primavera autunno
Genova
44°25'
8
23
1300
primavera autunno
Roma
41°52'
8
24
900
primavera autunno
Napoli
40°50'
8,5
24
1007
autunno
Palermo
38°5'
11
24
700
inverno primavera
Sassari
40°45'
9
23
600
inverno
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Montagne e pianure
Le Dolomiti
Per approfondire, vedi le voci Rilievi italiani e Pianure italiane.
In quanto stretta tra la placca africana e la placca euroasiatica, l'Italia è territorio soggetto a terremoti. La pressione delle due placche ha provocato con il trascorrere dei millenni le formazioni rocciose che attraversano tutto il territorio Italiano. Per fare un esempio, le rocce che formano le Dolomiti in realtà sono dei minuscoli molluschi che per millenni hanno vissuto sul fondo del mare; la pressione della placca africana ne ha prodotto il sollevamento.
Solo un quarto della superficie della regione italiana è occupato da pianure vere e proprie: tali infatti non possono essere considerate le conche appenniniche dell'Italia centrale, le strisce costiere dei golfi del mar Tirreno, le maremme, o le foci pianeggianti dei fiumi appenninici lungo l'Adriatico.
Le pianure italiane sono:
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Mari e arcipelaghi
Allegoria dell'Italia in un affresco di Philipp Veit
Con oltre 7000 chilometri di coste, l'Italia è praticamente "abbracciata" dal Mar Mediterraneo, il Mare Nostrum degli antichi Romani, che è suddiviso, per ragioni storiche, in bacini con nomi propri. In particolare, i bacini principali che circondano la penisola sono il Mar Adriatico, il Mar Tirreno (che diventa Mar Ligure nella zona prospiciente la Liguria) e il Mar Ionio; attorno alle isole maggiori si trovano il Mar di Sardegna, lo Stretto di Sicilia e il Canale di Malta. Tra i bracci di mare più stretti sono notevoli lo Stretto di Messina, che separa la Sicilia dalla punta dello stivale e le Bocche di Bonifacio, tra la Sardegna e la Corsica.
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Le isole maggiori sono la Sicilia e la Sardegna; si potrebbe comprendere la Corsica dal punto di vista geografico, in quanto politicamente quest'isola appartiene alla Francia. Esistono inoltre tante altre isole minori, alcune delle quali particolarmente notevoli dal punto di vista naturalistico o storico (ad esempio l'Isola d'Elba è stata posta sotto l'autorità di Napoleone durante il suo primo esilio dal continente).
Le isole minori sono spesso raccolte in arcipelaghi, quali l'Arcipelago Toscano — che comprende l' Isola d'Elba, — le isole Pontine o Ponziane e le Isole Flegree nel Tirreno di fronte alla penisola (per non dimenticare l'isola di Capri); le Isole Eolie o isole Lipari, le Isole Egadi e le Isole Pelagie attorno alla Sicilia (oltre alle isole di Ustica e di Pantelleria); l'Arcipelago della Maddalena, le Isole del Sulcis e l'isola dell'Asinara a poca distanza dalla Sardegna.
Anche se meno conosciute, si riportano le Isole Tremiti, a nord del Gargano; le Isole Cheradi nel Golfo di Taranto; le isole del Golfo della Spezia; e altre minori.
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Fiumi, laghi e lagune
Per approfondire, vedi le voci Fiumi italiani e Categoria:Laghi dell'Italia.
Immagine satellitare NASA dell'Italia
La conformazione fisica dell'Italia, con un elevato numero di montagne, fa sì che sia attraversata da molti fiumi, anche se nessuno di essi è estremamente lungo. Il maggiore come lunghezza e portata è il Po.
Il Po attraversa la pianura padana e con i suoi affluenti l'ha creata, essendo la pianura padana di origine alluvionale (cioè prodotta dai detriti trascinati a valle dai fiumi).
Come si può notare dalla cartina a destra la maggior parte delle montagne dotate di ghiacciai si concentrano nel nord del paese. Infatti la parte centrale del paese è attraversata dagli Appennini, montagne relativamente basse e quindi di norma dotate di fiumi dalla ridotta portata, tanto che nelle regioni meridionali spesso durante le estati si assiste in molte zone a una parziale mancanza d'acqua che crea notevoli disagi alla popolazione e alle coltivazioni.
- Laghi alpini e prealpini: Lago d'Orta (Cusio), Lago Maggiore (Verbano), Lago di Endine (Spinone) , Lago di Como (Lario), Lago di Lugano (Ceresio), Lago d'Iseo (Sebino), Lago d'Idro (Eridio), Lago di Garda (Benaco)
- Laghi dell'Italia centrale: Lago Trasimeno, Lago di Bolsena, Lago di Vico, Lago di Bracciano, Lago Albano, Lago di Nemi, Lago di Massaciuccoli
- Laghi della penisola flegrea e del litorale domitio: Averno, Fusaro, Lucrino, Miseno, Patria
- Laghi della Sila: Ampollino, Arvo, Cecita (o Mucone)
- Lagune e laghi costieri: Laguna di Grado, Laguna di Marano, Laguna di Venezia, Valli di Comacchio, Lago di Lesina, Lago di Varano Mare Piccolo di Taranto, Mare Grande di Taranto, Laguna di Sabaudia, Laguna di Orbetello, Stagno di Cagliari, Stagno di Marceddi, Stagno di Santa Giusta
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Vulcani
Per approfondire, vedi la voce Vulcanismo in Italia.
Il versante orientale dell'Etna
L'isola di Stromboli
L'elevato numero dei vulcani, sia attivi che spenti, è una caratteristica della regione italiana. I principali vulcani tuttora attivi sono almeno quattro:
- il maggiore è l'Etna, che domina Catania e la Sicilia nord-orientale e si staglia con il suo cratere principale (3279m) costituendo un elemento paesaggistico tipico di Reggio Calabria da dove appare innevato per quasi tutto l'anno. Esso mantiene attivi pure altri crateri secondari, i quali si aprono sul lento declivio delle sue pendici.
- il Vesuvio (1277m) domina la città di Napoli ed il golfo omonimo, di cui costituisce un elemento paesaggistico noto in tutto il mondo. Famosa è la sua eruzione avvenuta nel 79 d.C., quando fu completamente sepolta sotto la lava e le ceneri la regione di Ercolano e Pompei.
- Lo Stromboli eleva direttamente dal mare il suo cono eruttivo e fa parte delle isole Eolie.
- Vulcano, altra isola delle Eolie, costituita da un vulcano oggi mediocremente attivo, dal quale hanno preso nome tutti i vulcani del genere.
Più numerosi, anche se meno grandiosi, sono invece i vulcani spenti ormai da molti secoli. Sono specialmente disseminati in tutta la fascia dell'Antiappennino toscano, dove le numerose sorgenti termali ed i famosi soffioni boraciferi (Larderello) non sono che le postume manifestazioni del vulcanesimo locale.
Il Monte Amiata, nelle cui viscere abbondano i minerali, i monti Vulsini, Cimini e Sabatini situati sulla destra del fiume Tevere, ed i colli Albani, sulla sinistra del medesimo, sono anch'essi residui di grandi vulcani, che hanno un tempo largamente profuso intorno le loro lave; attualmente perciò hanno pendici molto fertili. In cima a questi colli, entro gli antichi crateri, si trovano i maggiori laghi della penisola: lago di Bolsena, (monti Vulsini), Lago di Vico (monti Cimini), lago di Bracciano (monti Sabatini), lago di Albano e lago di Nemi (colli Albani).
Nell'Antiappennino Campano, oltre al Vesuvio, una manifestazione postuma di attività vulcanica si incontra nei Campi Flegrei, situati poco a nord di Napoli; tali sono anche le solfatare di Pozzuoli e di Agnano.
I monti di Roccamorfina (tra il Volturno ed il Liri), l'Epomeo nell'isola d'Ischia e gli isolotti vicini dell'arcipelago campano hanno pure origine vulcanica; così dicasi del monte Vulture, sulla destra dell'Ofanto in Basilicata, ed in parte dei colli Euganei e dei colli Berici della pianura veneta tra Verona e Padova.
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Terremoti
Per approfondire, vedi le voci Terremoti in Italia e Lista di terremoti in Italia.
I fenomeni sismici costituiscono, purtroppo, un primato italiano in Europa. Essi sono per lo più connessi a fenomeni vulcanici. Non tutte le regioni italiane vanno però egualmente soggette ai moti sismici; ma anche là dove il fenomeno si manifesta più volte in un anno, i danni non sono in genere gravi.
La regione alpina è quella che meno ne va soggetta, eccettuate le zone di Belluno, della Carnia e delle Alpi Marittime. Dovuti spesso a movimenti rapidi di enormi masse rocciose situate in profondità sotto la superficie terrestre, sono invece i frequenti e spesso disastrosi terremoti che avvengono nella zona degli Appennini.
Fra i più rovinosi terremoti si ricordano:
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Geografia politica
Amministrativamente la Repubblica Italiana è suddivisa in 20 regioni, di cui 5 (Sardegna, Sicilia, Trentino-Alto Adige, Valle d'Aosta e Friuli-Venezia Giulia) a statuto speciale. Le regioni sono suddivise in 110 province (di cui alcune in fase di allestimento) e queste a loro volta in 8103 comuni.
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Regioni d'Italia
Per approfondire, vedi la voce Regioni d'Italia.
Nell'elenco che segue, le regioni seguite da un asterisco sono a statuto speciale. Accanto al nome della regione è riportato il nome del capoluogo.
Italia suddivisa per regioni
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Province italiane con almeno 1.000.000 di abitanti
(dati ISTAT al 31.12.2005)
Avvertenza: i dati si riferiscono ad una precisa data e ad una precisa fonte per cui potrebbero risultare non aggiornati. Per i dati aggiornati fare riferimento alla singola voce.
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Principali aree metropolitane italiane
(dati World Gazetteer al 01.01.2006)
Area metropolitana
Numero abitanti
Classifica mondiale
Classifica europea
Milano
4.282.280
84a
10a
Napoli
3.803.753
97a
13a
Roma
3.695.467
104a
15a
Torino
1.688.857
245a
38a
Palermo
996.767
452a
74a
Firenze
866.322
511a
83a
Catania
859.559
518a
84a
Genova
695.058
624a
104a
Bologna
564.674
747a
127a
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(popolazione residente, dati ISTAT al 31.12.2005)
Nome
Popolazione
Regione
Roma
2.547.677
Lazio
Milano
1.308.735
Lombardia
Napoli
984.242
Campania
Torino
900.608
Piemonte
Palermo
670.820
Sicilia
Genova
620.316
Liguria
Bologna
373.743
Emilia-Romagna
Firenze
366.901
Toscana
Bari
326.915
Puglia
Catania
304.144
Sicilia
Venezia
269.780
Veneto
Verona
259.380
Veneto
Avvertenza: i dati si riferiscono ad una precisa data e ad una precisa fonte per cui potrebbero risultare non aggiornati. Per i dati aggiornati fare riferimento alla singola voce.
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Ambiente
Parco Nazionale del Gran Paradiso in Valle d'Aosta
Foreste Casentinesi
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Protezione e Preservazione
Per approfondire, vedi la voce Aree naturali protette.
I parchi nazionali sono costituiti da aree terrestri, marine, fluviali, o lacustri che contengano uno o più ecosistemi intatti o anche parzialmente alterati da interventi antropici, una o più formazioni fisiche, geologiche, geomorfologiche, biologiche, di interesse nazionale od internazionale per valori naturalistici, scientifici, culturali, estetici, educativi e ricreativi tali da giustificare l'intervento dello Stato per la loro conservazione.
I parchi regionali sono costituiti da aree terrestri, fluviali, lacustri ed eventualmente da tratti di mare prospicienti la costa, di valore ambientale e naturalistico, che costituiscano, nell'ambito di una o più regioni adiacenti, un sistema omogeneo, individuato dagli assetti naturalistici dei luoghi, dai valori paesaggistici e artistici e dalle tradizioni culturali delle popolazioni locali.
Le riserve naturali sono costituite da aree terrestri, fluviali, lacustri o marine che contengano una o più specie naturalisticamente rilevanti della fauna e della flora, ovvero presentino uno o più ecosistemi importanti per la diversità biologica o per la conservazione delle risorse genetiche.
Le zone umide sono costituite da paludi, aree acquitrinose, torbiere oppure zone di acque naturali od artificiali, comprese zone di acqua marina la cui profondità non superi i sei metri con la bassa marea; aree che, per le loro caratteristiche, possano essere considerate di importanza internazionale ai sensi della Convenzione di Ramsar.
Le aree marine protette sono costituite da tratti di mare, costieri e non, in cui le attività umane sono parzialmente o totalmente limitate. La tipologia di queste aree varia in base ai vincoli di protezione.
Le altre aree protette sono quelle aree che non rientrano nelle precedenti classificazioni, come i parchi suburbani o le oasi delle associazioni ambientaliste. Possono essere a gestione pubblica o privata, con atti contrattuali quali concessioni o forme equivalenti.
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Elenco dei parchi nazionali
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Trasporti
Per approfondire, vedi la voce Trasporti in Italia.
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Demografia
Per approfondire, vedi la voce Demografia dell'Italia.
L'Italia è in gran parte omogenea nella lingua e nella religione ma è varia culturalmente, economicamente e politicamente. Il paese ha la quinta più alta densità demografica in Europa, 193 persone per chilometro quadrato. I gruppi indigeni di minoranza sono piccoli. Per un paese di 58.751.711 persone, l'Italia ha un più piccolo numero di migranti in confronto a Francia e Germania. Dall'inizio della civilizzazione romana, i gruppi etnici come i colonizzatori greci, gli invasori germanici, celti e normanni hanno lasciato un’impronta importante nella gente fino ad oggi. Tuttavia, tutti sono stati inseriti in un gruppo etnico italiano omogeneo.
Il numero di immigranti o di residenti stranieri in Italia è aumentato costantemente, e oggi conta 2.402.157 immigrati, secondo dati ISTAT. Attualmente compongono poco più del 4% della popolazione totale ufficiale. Secondo queste statistiche, le più grandi minoranze straniere sono albanesi (316.659), marocchini (294.945), rumeni (248.8491) e cinesi (111.712).
Nonostante il bassissimo tasso di natalità, tra gli ultimi del mondo, la popolazione italiana negli ultimi anni è leggermente cresciuta, principalmente per il saldo attivo tra immigrazione ed emigrazione, ma anche per i figli delle generazioni del baby boom degli anni '60.
Evoluzione demografica in Italia. Numero degli abitanti in migliaia.
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Economia
Ministero dell'Economia e delle Finanze
Borsa valori in Piazza Affari a Milano
Membro del G8 gruppo di paesi industrializzati, ha la sesta più grande economia nel mondo in 2004, dietro gli Stati Uniti, il Giappone, la Germania, il Regno Unito e la Francia. Secondo l'OSCE, nel 2004 l’Italia era il sesto più grande esportatore del mondo di merci fabbricate. Dal 2005 è la settima economia mondiale dopo Stati Uniti, Giappone, Germania, Cina, Regno Unito, Francia (dati ufficiali della Banca mondiale).
L'economia italiana è prevalentemente formata da piccole e piccolissime imprese: le poche grandi imprese sono gestite quasi sempre dalle famiglie dei fondatori o da gruppi stranieri, e il modello di public company non ha mai attecchito. Anche in campo finanziario, nonostante una tendenza alla concentrazione, le banche hanno dimensioni modeste rispetto ai grandi gruppi europei. V'è inoltre una forte differenza tra il nord, con un forte sviluppo industriale e una preponderanza di aziende private, e il sud, che ha tassi di disoccupazione più alti con punte del 20% e uno sviluppo molto minore; l'agricoltura ha un peso maggiore, e l'industria è spesso statale. Va comunque detto che negli ultimi anni il confine fra centro-nord benestante e sud meno benestante tende a camminare verso sud. Alcune aree tra cui Isernia o Caserta stanno intensificando la piccola imprenditoria privata, incentivata dal basso livello dei prezzi e del lavoro locali, mentre al nord permane un alto livello dei prezzi. Una pesante palla al piede per la nazione sta nell'altissimo livello di evasione fiscale, che fa tra l'altro figurare molte aree più povere di quel che realmente siano.
La maggior parte delle materie prime e il 75% dell'energia deve essere importato, dato che l'Italia non dispone di ricchi giacimenti di materie prime.
Durante lo scorso decennio, l'Italia ha perseguito una politica fiscale stretta per fare fronte alle richieste dell'Unione Economica e Monetaria europea ed ha tratto beneficio dai tassi più bassi di inflazione e di interesse. L'Italia ha aderito all'euro nel 1999 sostituendo la lira a partire dal 2002.
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Reddito medio degli abitanti per regione
Fonte: Eurostat, riferimento anno 2002, dati in Euro
- Piemonte: 26473, Valle d'Aosta: 28 137, Liguria: 25039, Lombardia: 30028
- Alto Adige: 33783, Trentino: 27307, Veneto: 26108, Friuli-Venezia Giulia: 26288, Emilia-Romagna: 28870
- Toscana: 25335, Umbria: 22280, Marche: 22728, Lazio: 26482
- Abruzzo: 19442, Molise: 17863, Campania: 15226, Puglia: 15341, Basilicata: 16180, Calabria: 14336
- Sicilia: 15095, Sardegna: 17429
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Forze Armate e di Polizia
Per approfondire, vedi le voci Categoria:Forze armate italiane e Categoria:Forze di polizia italiane.
Soldato italiano in Iraq
Gruppo di Carabinieri in servizio
L'Arma dei Carabinieri è una Forza Armata a cui sono devoluti compiti sia militari (concorso alla difesa della Patria, partecipazione alle operazioni militari in Italia e all'estero, esercizio delle funzioni di Polizia Militare e protezione delle Rappresentanze Diplomatiche italiane all'estero) sia civili (polizia giudiziaria e di sicurezza pubblica).
L’Esercito Italiano oggi ha un organico di 112.000 unità (di queste 85.000 fanno parte delle forze operative, mentre 27.000 sono assegnate alle unità di sostegno).
La Marina Militare Italiana nacque nel 1946 dalla Regia Marina, in seguito alla proclamazione della Repubblica Italiana. A lei sono affidati il controllo e la condotta delle operazioni navali nelle acque territoriali ed internazionali. Il compito di pattugliamento delle coste spetta alla Guardia Costiera
L'Aeronautica Militare Italiana è una delle Forze Armate presenti sul suolo italiano e destinata alle operazioni aeree. In passato si è anche occupata del controllo del traffico aereo nello spazio aereo nazionale.
La Guardia di Finanza un corpo ad ordinamento militare dipendente direttamente dal Ministro dell'Economia e delle Finanze, svolge compiti di polizia giudiziaria, polizia tributaria e pubblica sicurezza legati all'ambito economico e finanziario. Concorre con le forze armate (di cui fa parte integrante) nella difesa politica e militare delle frontiere.
La Polizia di Stato è la forza di polizia direttamente dipendente dal Dipartimento della Pubblica Sicurezza, che rappresenta l'apparato amministrativo centrale per mezzo del quale il Ministero dell'Interno (Autorità Nazionale di Pubblica Sicurezza) gestisce l'ordine pubblico e la sicurezza pubblica in Italia.
La Polizia Penitenziaria svolge compiti di polizia giudiziaria e pubblica sicurezza legati al settore penitenziario ed alla gestione delle persone sottoposte a provvedimenti di restrizione o limitazione della libertà personale. Il Corpo della Polizia Penitenziaria è l'erede del Corpo delle Guardie Carcerarie, creato nel 1873, poi riformato nel Corpo degli Agenti di Custodia (1890), organizzato militarmente; l'amministrazione sarebbe passata nel 1922 dal ministero dell'Interno al Ministero di Grazia e Giustizia.
Il Corpo Forestale dello Stato svolge compiti di tutela ambientale e paesaggistica; oltre a queste funzioni ne ha anche nei campi della polizia giudiziaria e della pubblica sicurezza, a capo del Corpo vi è l'Ispettorato generale con sede a Roma.
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Cultura
Galleria nazionale d'arte moderna a Roma
Teatro la Scala a Milano
Per approfondire, vedi le voci Cultura italiana, Cinema italiano e Musica italiana.
L'Italia è conosciuta nel mondo per l'arte la cultura e i monumenti che abbelliscono l'intera nazione.
In Italia trovano sede il 75% delle opere d'arte dell'intero pianeta.
La torre di Pisa, il Duomo di Milano, il Colosseo, le città di Roma, Venezia, Firenze e Napoli sono simboli Italiani conosciuti in tutto il mondo. L'Italia è famosa in tutto il mondo anche per la cucina (le parole pasta, spaghetti, pizza, ad esempio, sono entrate di prepotenza nei vocabolari stranieri anche in altri continenti), il vino, lo stile di vita, l'eleganza, il design, il teatro, la letteratura, la poesia, la musica (l'Opera in particolare), le sue caratteristiche feste e più in generale per il gusto.
Il Rinascimento nacque in Italia per poi diffondersi in tutta Europa, ma così in ritardo che gli effetti culturali, in Germania per esempio, si diffusero solamente all'inizio del Seicento, e in Inghilterra verso la fine del Cinquecento, quando il Rinascimento italiano era in declino.
In italiano si sono espressi scrittori di fama universale, quali Dante Alighieri, Francesco Petrarca, Torquato Tasso, Ludovico Ariosto, Giovanni Boccaccio, Niccolò Machiavelli e tanti altri, scrittori che produssero capolavori di tale bellezza che influenzarono la cultura europea.
Importante, per lo sviluppo delle arti, sia letterarie, sia visive, è stato il fenomeno del mecenatismo, per il quale la figura del Principe offriva a vari artisti protezione nella loro corte in cambio di commissioni e ambascerie. Il rapporto contrastato che abitualmente si interponeva fra Principe e Letterato è stato esposto in modo chiaro e ironico da Ludovico Ariosto e da Torquato Tasso. Tra il XV e il XVI secolo tutte le arti ebbero uno sviluppo notevole. Artisti come Leonardo da Vinci, Michelangelo, Raffaello, Botticelli e tanti altri permisero alla scultura, alla pittura e all'architettura di toccare nuove vette di bellezza e eleganza.
Tra gli esploratori è conosciuto in tutto il mondo il genovese Cristoforo Colombo per la scoperta delle Americhe.
L'influenza di compositori italiani come Palestrina, Corelli, Monteverdi e Vivaldi fu epocale. Nel XIX secolo compositori come Gioacchino Rossini, Giuseppe Verdi e Giacomo Puccini fecero fiorire l'Opera romantica. L'Italia continua a contribuire alla cultura occidentale con artisti, scrittori, registri, architetti, compositori e designer.
Non meno importante è stato il contributo italiano alla scienza, con personaggi come Luigi Galvani e Alessandro Volta ricordati per gli studi pioneristici sull'elettricità, Antonio Pacinotti che inventò la dinamo, Antonio Meucci che inventò il telefono. Anche tra i premiati con il Nobel sono presenti degli italiani illustri come Enrico Fermi e Guglielmo Marconi per la fisica, Giulio Natta che fu uno dei padri della chimica industriale, Eugenio Montale e Grazia Deledda per la letteratura, Camillo Golgi e Rita Levi-Montalcini per i contributi in medicina.
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Patrimoni dell'umanità dell'UNESCO
L'Italia è il paese con il maggior numero di beni dichiarati patrimonio dell'umanità.
- Arte rupestre in Valcamonica, 1979
- Chiesa e convento domenicano di Santa Maria delle Grazie con L'ultima cena di Leonardo da Vinci, Milano, 1980
- Centro storico di Roma, le proprietà extraterritoriali della Santa Sede nella città e la Basilica di San Paolo fuori le mura, 1980
- Centro storico di Firenze, 1982
- Venezia e la sua Laguna, 1987
- Piazza del Duomo, Pisa, 1987
- Centro storico di San Gimignano, 1990
- Estensione del patrimonio di Roma ai beni compresi entro le mura di Urbano VIII, 1990
- Sassi di Matera, 1993
- Città di Vicenza e le Ville palladiane del Veneto, 1994
- Centro storico di Siena, 1995
- Centro storico di Napoli, 1995
- Crespi d'Adda, 1995
- Ferrara città del Rinascimento e delta del Po, 1995
- Castel del Monte, 1996
- Trulli di Alberobello, 1996
- Monumenti paleocristiani di Ravenna, 1996
- Centro storico della città di Pienza, 1996
- Palazzo Reale del XVIII secolo di Caserta, con il Parco, l'acquedotto di Vanvitelli e il complesso di San Leucio, 1997
- Residenze sabaude di Torino e dintorni, 1997
- Orto botanico di Padova, 1997
- Duomo, Torre Civica e Piazza Grande di Modena, 1997
- Aree archeologiche di Pompei, Ercolano e Torre Annunziata, 1997
- Villa romana del Casale, presso Piazza Armerina, 1997
- Su Nuraxi di Barumini, 1997
- Portovenere, le Cinque Terre e le isole di Palmaria, Tino e Tinetto, 1997
- Costiera amalfitana, 1997
- Parco Archeologico e Paesaggistico della Valle dei Templi di Agrigento, 1997
- Area archeologica e Basilica patriarcale di Aquileia, 1997
- Centro storico di Urbino, 1998
- Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano con il sito archeologico di Paestum e Velia, Roscigno Vecchia e la Certosa di Padula, 1998
- Villa Adriana a Tivoli, 1998
- Città di Verona, 2000
- Isole Eolie, 2000
- Assisi, la Basilica di San Francesco e altri siti francescani, 2000
- Villa d'Este a Tivoli, 2001
- Città tardo barocche della Val di Noto (Sicilia sud-orientale), 2002
- Valle del Ticino Riserva della Biosfera, 2002
- Sacri Monti del Piemonte e della Lombardia, 2003
- Necropoli etrusche di Cerveteri e Tarquinia, 2004
- Val d'Orcia (Siena), 2004
- Il centro storico di Siracusa e la necropoli di Pantalica, 2005
- Le Strade Nuove e i Palazzi dei Rolli di Genova, 2006
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Sport
Stadio Olimpico di Roma
Cerimonia d'apertura delle XX Olimpiadi Invernali svolte a Torino nel 2006
Ingresso della fabbrica della Ferrari a Modena
Il colore sportivo nazionale dell'Italia è l'azzurro, mutuato dallo stemma araldico di Casa Savoia, dinastia regnante dal 1861 al 1946.
La tradizione sportiva italiana è antica quasi quanto la sua storia: in quasi tutti gli sport, sia individuali che di squadra, l'Italia può vantare sempre buone rappresentative e molti successi. Tuttavia, quasi tutte le vittorie negli sport di squadra restano una prerogativa maschile, eccezion fatta per la pallavolo e la pallanuoto.
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Calcio
Il calcio è indubbiamente lo sport più seguito e gli Italiani sono famosi per la loro passione per questo sport. La nazionale di calcio italiana ha vinto 4 Campionati mondiali di calcio (1934, 1938, 1982 e 2006), un Campionato Europeo nel 1968 e una medaglia d'oro alle Olimpiadi di Berlino 1936.
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Pallacanestro
La pallacanestro è sempre stata avara di trofei mondiali, visto il monopolio statunitense, ma nell'ultimo decennio anche la Nazionale, così come i club, ha attraversato un buon momento, grazie ad una generazione di campioni senza precedenti. Il bilancio maschile italiano nei Campionati Europei (ospitati 3 volte: 1969, 1979 e 1991) è di 10 trofei, nel dettaglio: 2 ori (1983, 1999), 4 argenti (1937, 1946, 1991, 1997) e 4 bronzi (1971, 1975, 1985, 2003). L'Italia non ha ancora vinto un Campionato Mondiale, manifestazione mai ospitata. Alle Olimpiadi, la nazionale si è aggiudicata due medaglie d'argento, a Mosca nel 1980 e ad Atene, nel 2004.
La pallacanestro femminile, monopolio della Russia (22 vittorie in 30 edizioni), ha riservato negli Europei solo un oro (1938), un argento (1995) ed un bronzo (1974), mentre è anch'essa sempre rimasta secco ai Mondiali.
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Pallavolo
Altro discorso merita invece la pallavolo: quella maschile vanta nei Campionati Europei (ospitati nel 1948 e nel 2005 a Roma e nel 1971 a Milano) ben 6 ori (1989, 1993, 1995, 1999, 2003, 2005), 2 argenti (1991, 2001) e 2 bronzi (1948, 1997); ai Mondiali, invece, il bilancio diminuisce, ma rimane di altissimo livello: 3 ori consecutivi (1990, 1994, 1998) ed il quarto sfuggito proprio quando si giocavano a Roma (1978): sconfitti dai "soliti" russi, gli azzurri ottennero anche l'unica medaglia d'argento mondiale. Mancano però i bronzi mondiali. Nel 2010, tuttavia, torneranno i mondiali a Roma.
La pallavolo femminile merita invece un paragrafo a parte: ai Mondiali le azzurre hanno conquistato il primo oro nell'ultima edizione, in terra tedesca (2002) dopo una straordinaria gara con gli U.S.A. e quest'anno in Giappone intendono ripetersi, avendone tutti i mezzi a disposizione. In campo Europeo, "provincia russa" (13 ori in 26 edizioni), l'oro non è mai arrivato, ma figurano 2 argenti (2001, 2005) e 2 bronzi (1989, 1999).
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Sport motoristici
L'Italia vanta ottime tradizioni negli sport motoristici. Nel motociclismo, i grandi campioni del passato, come Arcangeli, Masetti, Ubbiali, Provini e Giacomo Agostini (15 volte iridato nelle classi 350 e 500 c.c. con 10 vittorie al Tourist Trophy), sono degnamente seguiti dai campioni del presente, Max Biaggi, Loris Capirossi e, soprattutto, Valentino Rossi, sette volte campione del mondo nelle varie formule. Bianchi, Gilera, Guzzi, MV Agusta, Benelli e Ducati, dalle origini, hanno vinto le corse più prestigiose e conquistato campionati mondiali in tutte le categorie. Nell'automobilismo, (che è il secondo sport per numero di appassionati), altrettanto importante è il palmares delle marche e dei piloti italiani, dalla Formula 1, alle corse di durata, ai rallyes. Nella velocità, dalle prime cose del '900, Fiat, Alfa Romeo, Maserati (unica casa italiana a vincere, due volte, la 500 miglia di Indianapolis), Ferrari, Abarth e Lancia, hanno vinto nelle gare più importanti (Targa Florio, Mille Miglia, 24 Ore di Le Mans, Nurburgring, Carrera Panamericana) e conquistato titoli mondiali e continentali in tutte le categorie (Formula 1, campionati sport-prototipi, gran turismo e turismo). In Formula 1, la Scuderia Ferrari detiene il record di titoli per piloti e costruttori, di vittorie per singole gare e di presenza ininterrotta dalla istituzione del campionato del mondo, nel 1950. Dalle origini, i piloti più rappresentativi sono: Nazzaro, Cagno, Lancia, Antonio Ascari, Campari, Brillli Peri, Borzacchini, Fagioli, Bordino, Masetti, Materazzi, Nuvolari, Varzi, Biondetti, Alberto Ascari, Villoresi,Taruffi, Musso, Castellotti, Baghetti, Bandini, Scarfiotti, Luciano Bianchi, Merzario, Alboreto, Patrese, Baldi, Trulli, Fisichella, Pirro, Capello. Nelle corse su strada, la Targa Florio, la Mille Miglia e il Giro di Sicilia, sono le tra le più antiche e celebri corse della storia. Nei rallyes, Lancia (con le indimenticabili Fulvia HF, Stratos, 037 e Delta) e Fiat(124 spyder, 131-Abarth), vantano numerosi titoli mondiali, costruttori e piloti(Munari, Biasion, Fiorio)e titoli continentali(Pinto, Munari, Verini, Carello, Vudafieri, Biasion, Capone, Tabaton, Cerrato, Liatti, Bertone, Navarra, Travaglia e Basso, nel 2006 con la Fiat Grande Punto).
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Altri sport
Nella pallanuoto, l'Italia vanta un'ottima tradizione. La nazionale maschile (detta Settebello) ha vinto l'oro olimpico in tre occasioni Londra 1948 (XIV Olimpiade), Roma 1960 (XVII Olimpiade) e Barcellona 1992(XXV Olimpiade).
La Nazionale femminile (detta Setterosa) ha vinto l'oro ad Atene 2004 XXVIII Olimpiade.
Grandi successi sono stati raccolti nel ciclismo, nello sci, nella scherma ed in anni passati anche nel tennis; recentemente si sono ottenuti riconoscimenti anche nel rugby (ammessione al torneo Sei nazioni) e nel baseball (invito dall'MLB a partecipare al World Baseball Classic come migliore squadra europea insieme all'Olanda).
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Lingue
Per approfondire, vedi la voce Lingue parlate in Italia.
L'italiano ( ascolta▶ (aiuto)) è una lingua appartenente al gruppo delle lingue romanze della famiglia delle lingue indoeuropee. In Italia esiste un gran numero di dialetti, ciascuno dei quali, dal punto di vista storico, è una vera e propria lingua romanza, rappresentando un'evoluzione autonoma della varietà di latino parlata in questa o quella regione. La moltitudine dei dialetti italiani costituisce un grandissimo, anche se spesso misconosciuto, patrimonio culturale.
L'italiano moderno è, come tutte le lingue nazionali, un dialetto che è riuscito a far carriera; ad imporsi, cioè, come lingua ufficiale di una regione molto più vasta di quella originaria. In questo caso fu il dialetto fiorentino, parlato a Firenze, a prevalere, non tanto per ragioni politiche - come spesso capitava - ma per il prestigio culturale di cui era portatore. Il toscano, ed il fiorentino illustre in particolare (in quanto arricchito di prestiti dal siciliano, dal francese e dal latino), era in effetti la lingua nella quale scrissero Dante Alighieri, Francesco Petrarca e Giovanni Boccaccio, considerati tre fra i massimi scrittori italiani. Naturalmente, era anche la lingua colta della città di Firenze, stimata per la sua prosperità culturale lungo i secoli e per la sua splendida architettura.
Oltre all'italiano, sono riconosciute come lingue ufficiali il tedesco e il ladino in provincia di Bolzano, il francese nella regione Valle d'Aosta e lo sloveno in provincia di Trieste ed in quella di Gorizia. Sono inoltre riconosciute e tutelate dallo Stato e dalle relative Regioni alcune altre minoranze linguistiche (tra cui il sardo, il friulano e l'occitano).
Le minoranze linguistiche in Italia sono le seguenti:
Gruppo
Popolazione
Lingua originaria
Regione
Sardo
1.269.000
Sardo
Sardegna
Friulano
526.000
Friulano
Friuli-Venezia Giulia, Veneto (Portogruaro)
Tirolese
290.000
Tedesco
Alto Adige
Occitano
178.000
Occitano
Piemonte, Liguria, Calabria
Albanese
98.000
Albanese
Italia del sud, Sicilia
Francoprovenzale
90.000
Francese
Piemonte, Valle d'Aosta, Puglia
Sloveno
70.000
Sloveno
Friuli-Venezia Giulia
Ladino
55.000
Ladino
Trentino Alto Adige, Veneto
Francese
20.000
Francese
Valle d'Aosta
Greco
20.000
Greco
Calabria, Puglia
Catalano
18.000
Algherese
Sardegna
Bavarese
3.100
Tedesco (cimbro/mocheno)
Trentino (Trento)
Croato
2.600
Croato
Molise
Carinziano
2.000
Tedesco
Friuli-Venezia Giulia
Carnico
1.400
Friulano
Veneto
Tirolese (pusterese)
700
Tedesco
Veneto
Fonte: Ministero degli Interni del Governo Italiano.
Ad esse vanno aggiunte le parlate degli zingari, i cui locutori sono stimati tra le 50 e le 80.000 persone, ripartite tra sinti (soprattutto al Nord, ma con forte tendenza al nomadismo) e rom (più diffusi al Centro-sud e con maggiore propensione alla sedentarizzazione). Pur essendo molti zingari cittadini italiani, le loro lingue, di ceppo indoario, non vengono menzionate nelle leggi di tutela delle minoranze.
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Letteratura italiana
Per approfondire, vedi la voce Letteratura italiana.
La nascita della letteratura italiana canonicamente si fa risalire alla seconda metà del XII secolo con la diffusione, all'interno di circuiti assai privati e modesti, di quei manoscritti di carattere religioso, ma anche laico e giocoso, ad uso della comunità religiosa e laica, ma sempre ad un alto livello della scala sociale (per esempio i notai). Ciò che ci permette di parlare di una letteratura italiana è la lingua.
La letteratura italiana si compone di tutte quelle opere manoscritte e a stampa in lingua italiana che, come si è detto, a partire dal XII-XIII secolo si sono sviluppate in Italia, fino ai nostri giorni. La letteratura italiana affonda le sue radici in tempi molto antichi e, come per tutte le lingue neolatine o romanze (italiano, francese, spagnolo, portoghese, rumeno, dialetti e lingue ladini del Friuli, del Trentino e dei Grigioni, Sardo) viene fatta derivare dal latino. Essa nasce in ritardo rispetto ad altre letterature europee perché molto ancorata alla conservazione del latino .
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Religioni
Per approfondire, vedi la voce Religioni in Italia.
Il Duomo di Pisa con la Torre
La religione più diffusa in Italia è il Cristianesimo Cattolico, presente fin dai tempi apostolici. Secondo un indagine dell'Eurispes rilasciata nel 2006 e ripresa dal Corriere della Sera l'87,8% della popolazione è battezzato secondo rito cattolico e il 36,8% è praticante. Con protestanti ed ortodossi, complessivamente i cristiani in Italia rappresentano la religione maggioritaria.
La religione più antica è l'ebraismo, di cui a Roma è segnalata una presenza ininterrotta fin dai tempi precedenti la comparsa del cristianesimo.
Fra le altre forme di cristianesimo, in ambito protestante è da segnalare la Chiesa Valdese, nata in Italia, originatasi come movimento religioso medievale e dopo la riforma protestante legatosi al calvinismo ginevrino.
Nel corso del XIX e XX secolo si sono diffuse in Italia altri movimenti religiosi, alcuni protestanti, in prevalenza di origine anglosassone.
La chiesa di Mormon arrivò in Italia nel 1850. I Testimoni di Geova iniziarono a stampare la Torre di Guardia nelle valli piemontesi già dal 1903.
I Testimoni di Geova, in particolare, sono il gruppo religioso italiano con il maggior numero di aderenti dopo il cattolicesimo e l'Islam (quest'ultimo praticato quasi esclusivamente da immigrati di altre nazionalità, soprattutto cittadini extracomunitari).
Con l'emigrazione degli ultimi decenni si sono diffuse anche forme di cristianesimo ortodosso e religioni orientali.
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Festività
Data
Nome Locale
Commenti
1 gennaio
Capodanno
6 gennaio
Epifania
Manifestazione della divinità di Gesù Cristo, Festa della Befana
variabile *
Pasqua
Risurrezione di Gesù Cristo;
variabile **
Lunedì dell'Angelo
Lunedì di Pasqua, Pasquetta
25 aprile
Festa della Liberazione
Il 25 aprile 1945 indica la fine della Seconda Guerra Mondiale in Italia e la liberazione dal nazifascismo
1 maggio
Festa dei lavoratori
Festività di San Giuseppe Artigiano
2 giugno
Festa della Repubblica
Il 2 giugno 1946 si tenne il referendum per la scelta tra monarchia e repubblica
15 agosto
Ferragosto
Assunzione della B.V. Maria
1 novembre
Ognissanti
8 dicembre
Immacolata Concezione
25 dicembre
Natale
Nascita di Gesù Cristo
26 dicembre
Santo Stefano
Primo martire cristiano
* Pasqua: prima domenica successiva al primo plenilunio dopo l'equinozio di primavera
** Pasquetta: lunedì successivo alla Pasqua
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Bibliografia
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Generalità
- Antonio Stoppani, (1824-1891), Il bel paese: conversazioni sulle bellezze naturali, la geologia e la geografia fisica d'Italia, Milano : tipografia e libreria ed. Giacomo Agnelli, 1876 - Rist. anastatica 1994 ed. Nordpress ISBN 888538210X
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Lingua
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Voci correlate
Organizzazioni internazionali
Membro NATO dal:
4 aprile, 1949
Membro ONU dal:
14 dicembre, 1955
Membro UE dal:
1 gennaio, 1958
vedi anche la Galleria d'immagini
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Collegamenti esterni
Regioni d'Italia
Abruzzo | Basilicata | Calabria | Campania | Emilia-Romagna | Friuli-Venezia Giulia | Lazio | Liguria | Lombardia | Marche | Molise | Piemonte | Puglia | Sardegna | Sicilia | Toscana | Trentino-Alto Adige | Umbria | Valle d'Aosta | Veneto
Stati del mondo | Europa
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Altri territori
Akrotiri e Dhekelia · Isole Fær Øer · Gibilterra · Guernsey · Jan Mayen · Jersey · Isola di Man · Svalbard
Unione Europea
Austria | Belgio | Cipro | Danimarca | Estonia | Finlandia | Francia | Germania | Grecia | Irlanda | Italia | Lettonia | Lituania | Lussemburgo | Malta | Olanda | Polonia | Portogallo | Regno Unito | Repubblica Ceca | Slovacchia | Slovenia | Spagna | Svezia | Ungheria
NATO - North Atlantic Treaty Organisation
Belgio · Bulgaria · Canada · Danimarca · Estonia · Francia · Germania · Grecia · Islanda · Italia · Lettonia · Lituania · Lussemburgo · Norvegia · Olanda · Polonia · Portogallo · Regno Unito · Repubblica Ceca · Romania · Slovacchia · Slovenia · Spagna · Stati Uniti d'America · Turchia · Ungheria
G8
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Categorie: Voci in vetrina | Italia | Europa mediterranea
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Cronologia/Autori: http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Regioni_d%27Italia&action=history
Regioni d'Italia
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Vai a: Navigazione, cerca
L’Italia è costituita da entità territoriali amministrative, tra cui le Regioni ( art. 114 Cost.).
Le Regioni, secondo quando indicato dall'art. 131 Cost., sono 20; 5 di queste sono dotate di statuto speciale.
Le regioni con i relativi capoluoghi sono (con un asterisco sono contrassegnate le regioni a statuto speciale):
Italia suddivisa per regioni
Indice
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Regioni - Diritto Amministrativo
La Regione nell'ordinamento italiano è un ente territoriale autonomo, dotato di propri organi e funzioni.
Per approfondire, vedi la voce Regione (Amministrativo).
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Suddivisione
Ad eccezione della Valle d’Aosta, le Regioni sono ripartite in Province (attualmente 106, dal 2009 saranno 109).
Il livello inferiore della suddivisione amministrativa è il Comune.
Le Città Metropolitane, superprovince dotate di competenze comunali, seppure previste a livello costituzionale, non sono ancora state istituite.
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Regioni in dati
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Popolazione, superficie e densità abitativa, capoluogo, numero di comuni e province
Di seguito una tabella contenente i dati delle 20 regioni italiane. Gli enti sono ordinati per popolazione.
- Dati ISTAT - Censimento Generale della Popolazione Italiana (anno 2001)
Regione
Capoluogo
Popolazione (ab.)
Superficie (kmq)
Densità (ab./kmq)
Province
N. Comuni
Lombardia
Milano
9.032.554
23.861
378,5
Bergamo, Brescia, Como, Cremona, Lecco, Lodi, Mantova, Milano, Monza e Brianza*, Pavia, Sondrio, Varese.
1.546
Campania
Napoli
5.701.931
13.592
419,5
Avellino, Benevento, Caserta, Napoli, Salerno.
551
Lazio
Roma
5.112.403
17.210
297,1
Frosinone, Latina, Rieti, Roma, Viterbo.
378
Sicilia
Palermo
4.968.996
25.701
193,3
Agrigento, Caltanissetta, Catania, Enna, Messina, Palermo, Ragusa, Siracusa, Trapani.
390
Veneto
Venezia
4.527.694
18.390
246,2
Belluno, Padova, Rovigo, Treviso, Venezia, Verona, Vicenza.
581
Piemonte
Torino
4.214.677
25.398
165,9
Alessandria, Asti, Biella, Cuneo, Novara, Torino, Verbano Cusio Ossola, Vercelli.
1.206
Puglia
Bari
4.020.707
19.364
207,6
Bari, Barletta-Andria-Trani*, Brindisi, Lecce, Foggia, Taranto.
258
Emilia-Romagna
Bologna
3.983.346
22.122
180,1
Bologna, Ferrara, Forlì-Cesena, Modena, Parma, Piacenza, Ravenna, Reggio Emilia, Rimini.
341
Toscana
Firenze
3.497.806
22.990
152,1
Arezzo, Firenze, Grosseto, Livorno, Lucca, Massa-Carrara, Pisa, Pistoia, Prato, Siena.
287
Calabria
Catanzaro
2.011.466
15.083
133,4
Catanzaro, Cosenza, Crotone, Reggio Calabria, Vibo Valentia.
409
Sardegna
Cagliari
1.631.880
24.090
67,7
Cagliari, Carbonia-Iglesias, Medio Campidano, Nuoro, Ogliastra, Olbia-Tempio, Oristano, Sassari.
377
Liguria
Genova
1.571.783
5.421
289,9
Genova, Imperia, La Spezia, Savona.
235
Marche
Ancona
1.470.581
9.695
151,7
Ancona, Ascoli Piceno, Fermo*, Macerata, Pesaro e Urbino.
246
Abruzzo
L'Aquila
1.262.392
10.793
117,0
Chieti, L'Aquila, Pescara, Teramo.
305
Friuli-Venezia Giulia
Trieste
1.165.761
7.712
151,2
Gorizia, Pordenone, Trieste, Udine.
219
Trentino-Alto Adige
Trento
940.016
13.599
69,1
Bolzano/Bozen, Trento.
339
Umbria
Perugia
825.826
8.454
97,7
Perugia, Terni.
92
Basilicata
Potenza
597.768
9.992
59,8
Matera, Potenza.
131
Molise
Campobasso
320.601
4.438
72,2
Campobasso, Isernia.
136
Valle d'Aosta
Aosta
119.548
3.266
36,6
Aosta
74
TOTALE ITALIA
56.977.736
301.171
189,2
8.101
*Province istituite e in corso di attivazione, operative dal 2009.
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Reddito pro capite: Macroregioni e Regioni
- Fonte: EUROSTAT, riferimento anno 2002, dati in Euro
- Nord-Ovest: 28 488
- Nord-Est: 27 551
- Centro: 25 289
- Sud: 15 616
- Isole: 15 673
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Sigle
Sigla
Regione
ABR
Abruzzo
BAS
Basilicata
CAL
Calabria
CAM
Campania
EMR
Emilia-Romagna
FVG
Friuli-Venezia Giulia
LAZ
Lazio
LIG
Liguria
LOM
Lombardia
MAR
Marche
MOL
Molise
PMN
Piemonte
PUG
Puglia
SAR
Sardegna
SIC
Sicilia
TOS
Toscana
TAA
Trentino-Alto Adige
UMB
Umbria
VAO
Valle d'Aosta
VEN
Veneto
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Voci correlate
- Costituzione della Repubblica italiana/Art.114 e Art.131
- Presidenti delle Regioni Italiane
- Regione autonoma a statuto speciale
- Provincia italiana
- Comuni d'Italia
- Comune
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Cronologia/Autori: http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Pianure_italiane&action=history
Pianure italiane
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Vai a: Navigazione, cerca
Solo 1/4 della superficie della regione italiana è occupato da pianure vere e proprie: tali infatti non possono essere considerate le conche appenniniche dell'Italia centrale, le strisce costiere dei golfi del mar Tirreno, le maremme, o le foci pianeggianti dei fiumi appenninici lungo l'Adriatico.
Indice
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[modifica] Pianura padana
La Pianura Padana, detta anche Padano-Veneto-Emiliana, occupa una superficie di 46000kmq ed è la più vasta pianura non solo d'Italia, ma anche dell'Europa mediterranea. È compresa tra l'arco alpino e l'Appennino settentrionale.
È chiamata semplicemente è Pianura Padana, perché é solcata, da occidente ad oriente, dal fiume Po (in latino Padus), che raccoglie la maggior parte dei corsi d'acqua che scendono dalle Alpi (lato interno) e dall'Appennino settentrionale.
La Pianura Padana è stata formata dai materiali erosi dalle Alpi e dagli Appennini e trasportati in basso dalle acque defluenti dai ghiacciai in ritirata. QUesti materiali colmarono la conca subalpina, costringendo a ritirarsi verso oriente le acque del Mare Adriatico che la occupavano.
Tale opera si manifesta tuttora nello sviluppo della superficie dei delta fluviali.
L'area occupata dalla Pianura Padana è quasi simile ad un triangolo: la costa adriatica ne costituisce la base; il vertice è dato dalle colline di Superga e del Monferrato.
Anche i ghiacciai, che anticamente scendevano dalle Alpi verso la pianura, hanno formato, ai margini settentrioniali (alpini), delle lievi ondualzioni dette colline moreniche, le quali segnano il limite inferiore raggiunto dai ghiacciai.
Dalla pianura emergono alcune colline. Le più notevoli sono: di Superga, del Monferrato, i Colli Berici ed Euganei, che un tempo erano, in parte, vulcanici.
Quasi tutta la parte costiera adriatica (170km circa) è una fascia lagunare che comincia a sud di Ravenna, ove è larga solo un chilometro circa; si allarga verso l'interno (fino a 30km) nelle Valli di Comacchio ed alla foce (delta) del Po, continua nella Laguna di Venezia, mantenendo una larghezza varia dai 10 ai 18km; poi giunge, ma più ristretta, fino a Grado (foci dell'Isonzo).
La Pianura Padana è la regione più ricca d'Italia: infatti è fertile e ben irrigata; ricca di industrie e di traffici, data la densità della popolazione, la facilità ed il gran numero delle vie di comunicazione interne e di quelle che conducono ai Paesi d'oltr'Alpe o, verso sud, alla Penisola. eccone una fotografia:
[modifica] Pianura pisana
La Pianura Pisana si stende, appunto, nel territorio di Pisa e comprende la regione in cui scorre tornuoso l'Arno. Alcune colline la separano dalla conca di Firenze e da altre conche collaterali. Si estende a nord fino a Viareggio ed a sud fino a Livorno. Anche questa pianura è stata formata dalle alluvioni dell'Arno e del Serchio, che anticamente era un affluente del primo.
[modifica] Campagna romana
La Campagna romana comprende la regione intorno ai Colli di Roma. Un tempo era occupata dalle acque del Mar Tirreno; poi è stata riempita dal materiale trasportato dal fiume Tevere e dai suoi affluenti.
[modifica] Pianura campana
La Pianura campana, di natura essenzialmente vulcanica e insieme alluvionale, è fertilissima e perciò densamente abitata. Comprende le terre attraversate dall'ultimo tratto del Volturno ed il retroterra napoletano, fin là dove scorre il fiume Sarno: località note per la loro bellezza naturale e caratterizzate da un clima favorevolissimo alla vegetazione ed alle coltivazioni.
[modifica] Tavoliere delle Puglie
Il Tavoliere delle Puglie, di origine alluvionale, si affaccia a oriente sul Golfo di Manfredonia e termina a nord contro gli spalti del Gargano; si allarga intorno a Foggia e si allunga a sud verso Bari in una fascia ristretta, ricca di colture e di vigneti. È la seconda pianura italiana in ordine di grandezza ed anch'essa di natura alluvionale, cioè è stata formata dal materiale strappato all'Appennino dal fiume Ofanto e da altri minori. Poiché questi hanno tutti scarsa portata, il Tavoliere è soggetto a siccità durante la maggior parte dell'anno. Le coltivazioni tuttavia ricche, godono dell'apporto dell'Acquedotto pugliese.
[modifica] Pianura salentina
La Pianura salentina, la terza pianura italiana in ordine di grandezza, è un sistema paesaggistico molto vario. Si estende dalle Murge meridionali, lungo tutta la piana brindisina e la piana di Lecce giungendo fino al Capo di Santa Maria di Leuca che rappresenta il punto estremo della Puglia. Date la diversificazione pedologica di questo sistema di paesaggio, si può suddividerlo in tre sottosistemi, più omogenei dal punto di vista pedologico:
- Salento orientale
- Salento Nord - Occidentale
- Salento meridionale
[modifica] Piana di Catania
La Piana di Catania è la maggiore pianura siciliana; compresa fra il piede meridionale dell'Etna ed il mare, è lunga circa 57 km e larga in media 11. È fertilissima e ben coltivata.
Il Campidano è la maggiore pianura sarda. Si estende da Cagliari fin oltre Oristano ed è compresa tra i due blocchi montuosi principali: il Gennargentu e l'Iglesiente. Anticamente era un largo canale marino, che è stato poi riempito dal materiale trasportato dai fiumi e dal materiale eruttato dai vulcani. È quindi di origine alluvionale e vulcanica.
[modifica] Voci correlate
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Categoria: Pianure italiane
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Parlato in:
Italia, Svizzera, San Marino, Città del Vaticano, Istria (Slovenia e Croazia), nonché presso le comunità di emigrati in Canada, Stati Uniti, Argentina, Brasile, Australia, Venezuela, Uruguay, Germania, Messico, Francia, Belgio, Regno Unito e Lussemburgo.
Conosciuto da una parte significativa della popolazione in: Principato di Monaco, Corsica, Malta, e, in misura minore, in Albania e Libia.
Regioni:Parlato in:
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Periodo:
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Persone:
65 milioni madrilingue
200 milioni italofoni totali[1]
Classifica:
11-19
Scrittura:
{{{scrittura}}}
Tipologia:
SVO sillabica
Filogenesi:
Indoeuropee
Italiche
Romanze
Italiano
Statuto ufficiale
Nazioni:
Unione Europea
Italia
Svizzera
San Marino
Città del Vaticano
Sovrano Militare Ordine di Malta
Croazia (Istria)
Slovenia
(Pirano, Isola d'Istria e Capodistria)
Brasile (lingua riconosciuta come "etnica" a Santa Teresa e Vila Velha)
Regolato da:
Accademia della Crusca
Codici di classificazione
ISO 639-1
it
ISO 639-2
ita
ISO 639-3
ita (EN)
SIL
ITN (EN)
SIL
{{{sil2}}}
Estratto in lingua
Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo - Art.1
Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza.
Il Padre Nostro
Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza.
Traslitterazione
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Distribuzione geografica dell'italiano
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« ... del bel paese là dove 'l sì sona »
(Dante Alighieri, Inferno, c. XXXIII, v. 80)
L'Italiano (ascolta [?]) è una lingua appartenente al gruppo delle lingue romanze della famiglia delle lingue indoeuropee. Convive con un gran numero di idiomi neo-romanzi e ha delle varianti regionali, per via dell'influenza che su di esso esercitano le lingue regionali. L'italiano è lingua ufficiale dell'Italia, di San Marino, della Svizzera (insieme al francese e al tedesco, mentre il romancio è lingua nazionale ma ufficiale soltanto nel Canton Grigioni), e della Città del Vaticano (insieme al latino). È seconda lingua, coufficiale insieme al croato, nella Regione Istriana (Croazia) e, insieme allo sloveno, nelle città di Pirano, Isola d'Istria e Capodistria in Slovenia. Pur non figurando tra le lingue parlate in questi paesi, e non essendo quindi utilizzato a livello ufficiale, l'italiano è inoltre ampiamente compreso nel Principato di Monaco, a Malta, in Corsica e nel Nizzardo (Francia) e, in misura minore, in Albania e in Libia.
Indice
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L'italiano moderno trae origine dal latino, e come i vari dialetti italiani e altre lingue romanze, proviene dal latino volgare (parlato dal popolo, volgo) e non dal latino illustre, che fu la lingua usata dai letterati dell'epoca.
Mentre la lingua latina letteraria rimase cristallizzata con regole grammaticali precise, nel corso dei secoli la lingua parlata dalla plebe si trasformò divenendo sempre più simile ai vari idiomi italiani attuali (e alle altre lingue romanze nel mondo romano fuori della penisola), adattandosi ai diversi accenti locali e subendo influenze diverse nelle varie regioni d'Europa.
Scomparvero così i casi e nacquero gli articoli: il numerale unus, per esempio, significava anche qualcuno, un tale e divenne articolo indeterminativo (unus indeterminativo lo usa anche il poeta Ovidio nelle "Metamorfosi"); i pronomi dimostrativi divennero articoli determinativi e nuovi dimostrativi vennero formati fondendo i vecchi ille e iste con eccu(m). Oppure nei verbi dalla terza persona Latina cadde la -t finale es."amat" diventa "ama".
Il primo documento contenente tracce di lingua italiana è l'Indovinello veronese, rinvenuto da Schiapparelli nella biblioteca Capitolare di Verona: è un testo vergato a mano da un amanuense sul bordo di un codice di origine spagnola tra la fine dell'VIII - inizio IX secolo d. C. Ma il documento considerato unanimemente l'inizio della tradizione linguistica italiana: si tratta di un placito notarile, conservato nell'abbazia di Montecassino e risalente al 960: è il cosiddetto Placito capuano che in sostanza è una testimonianza giurata di un abitante circa una lite sui confini di proprietà tra la stessa abbazia di Montecassino ed un piccolo feudo vicino, il quale aveva ingiustamente occupato una parte del territorio dell'abbazia. Esso è seguito à brevissima distanza da altri placiti provenienti dalla stessa area geografico-linguistica, il Placito di Teano e il Placito di Sessa Aurunca.
L'italiano moderno è, come spesso accade con le lingue nazionali, un dialetto che è riuscito a far carriera; ad imporsi, cioè, come lingua ufficiale di una regione molto più vasta di quella originaria. Alla sua base si trova infatti il fiorentino usato nel Trecento da Dante, Petrarca e Boccaccio nelle loro opere volgari: tra i numerosi tratti che l'italiano riprende da questa lingua e che sono invece estranei a quasi tutte le altre parlate italiane si possono citare per esempio, a livello fonetico i "dittonghi spontanei" ie e uo, l'anafonesi, la chiusura di e protonica, l'evoluzione del nesso latino -RI- in i invece che in r e il passaggio di ar atono a er. Già dalla fine del Trecento la lingua parlata a Firenze si distacca però da questo modello, che successivamente viene codificato da letterati non fiorentini (a cominciare da Pietro Bembo) e usato come lingua comune per la scrittura in tutta Italia a partire dalla seconda metà del Cinquecento.
Di fatto l'italiano è stato lingua di uso quotidiano per fasce molto ridotte della popolazione fino alla seconda metà dell'Ottocento. In seguito anche la televisione lo ha diffuso più capillarmente nella popolazione (nel cui linguaggio tuttavia rimane una forte connotazione regionalistica).
Influenze linguistiche [modifica]
Genesi e latinismi [modifica]
Prima dell'avvento dell'impero romano, è l'umbro prima e l'etrusco poi ad essere parlato in Toscana e nel Lazio settentrionale ("Tuscia"). Se la lingua etrusca è stata cancellata nel corso di qualche secolo dall'avvento del latino, dopo la conquista romana, la sua influenza può esser rimasta nel sostrato del toscano, ma la questione è ampiamente dibattuta. Il latino volgare divenne ben presto la lingua parlata in Italia e in gran parte d'Europa. Data la durata e la qualità della dominazione romana sul Continente, è facile capire perché il latino sia la base di moltissime lingue europee. Dopo la caduta dell'Impero Romano d'Occidente, nel 476, la Toscana vide arrivare gli ostrogoti e i longobardi (secoli V e VI), popolazioni provenienti dal nord e dall'est dell'Europa. Esse influenzarono la lingua della regione solo nel lessico, le altre caratteristiche restarono più o meno immutate. Il toscano resta una delle parlate romanze più conservative e vicine al latino.
Nel corso dei secoli l'italiano ha accolto numerosi prestiti e calchi linguistici da altre lingue e culture, come il mondo greco, da cui derivano molti termini scientifici e religiosi, questi ultimi dovuti alla diffusione della Vulgata (la traduzione della Bibbia dalla versione in greco detta Septuaginta, da cui parabola, angelo, chiesa, martire etc.); dai bizantini deriva lessico marinaresco (galea, gondola, molo, argano) o botanico (basilico, bambagia);
Dall'Ebraico derivano parole usate nei riti cristiani come osanna, alleluia, pasqua e altre come manna.
Numeroso il lessico che proviene da parole arabe, tra cui vegetali (arancia, limone, spinaci, zucchero), termini commerciali e amministrativi (dogana, fondaco, magazzino, tariffa, sultano, califfo, sceicco, ammiraglio), scientifici (alchimia, alambicco, elisir), matematici (algebra, algoritmo, cifra, zero) e recentemente termini come burqa e intifada.
Dal francese medievale, ovvero dal provenzale e dal gallico, ovvero dalla lirica trobadorica, provengono moltissimi termini, ad esempio: burro, cugino, giallo, giorno, mangiare, manicaretto, saggio, savio, cavaliere, gonfalone, usbergo, sparviere, levriere, dama, messere, scudiere, lignaggio, liuto, viola, gioiello...; oltre il medioevo i prestiti dall'area francese si riducono, per riprendere in occasione dell'occupazione della Lombardia nel XV secolo (maresciallo, batteria, carabina, ma anche bignè, besciamella, ragù).
In epoca illuministica e quindi con Napoleone si insedieranno ad esempio rivoluzione, giacobino, complotto, fanatico, ghigliottina, terrorismo.
Nell'800 entrano ancora parole come: casseruola, maionese, patè, menù, ristorante, omelette, croissant (cucina); boutique, decolté, plisse, griffe, pret-a-porter, fuseax (moda); boulevard, toilette, sarcasmo, suicidio, cinema, avanspettacolo, soubrette, boxeur (anglismo passato al francese), chassis.
Dallo spagnolo, tramite l'occupazione borbonica, sono giunti nell'italiano termini come infante, posata, brio, creanza, lazzarone, etichetta, sfarzo, sussiego, puntiglio, zaino, parata, gueriglia, cacao, ananas, amaca, cioccolata... Dal portoghese derivano parole come mais, patata, condor, lama, banana, cocco, mandarino, pagoda.... Tra questi, molti provengono dai nuovi referenti provenienti dalla scoperta dell'America.
Anglismi ed americanismi [modifica]
I prestiti dall'inglese sono relativamente recenti, indicativamente dalla fine del '700. Secondo Tullio De Mauro gli anglismi entrati nell'italiano si attestano attorno all'8% del lessico complessivo. Tra i primi ad entrare abbiamo colonia, costituzionale, petizione, adepto, inoculare, legislatura.
Tra l'800 ed il '900, grazie alla fortuna di romanzi quali Ivanhoe e L'ultimo dei mohicani, si diffondono nuovi prestiti come acquario, antidiluviano, autobiografia, pellerossa, inflazione ed integrali come milady, whisky. Sceriffo ad esempio è un arabismo entrato nella lingua inglese (sherif) e poi nell'italiano.
Dopo la seconda guerra mondiale, si insediano stabilmente termini relativi allo sviluppo tecnologico ed economico; molti sono prestiti di necessità, ovvero non traducibili con lemmi già esistenti: kit, jeans, film, killer, partner, okay, puzzle, scout, spray, west, punk, rock; lessico finanziario come budget, marketing, meeting, business, part-time; informatico come click, cliccare, computer, formattare, hardware, software, mouse; sportivi come goal, corner, cross, assist, baseball, basketball, sponsor, hobby, zoom.
Presenza nel mondo [modifica]
Lingua ufficiale [modifica]
L'Italiano è lingua ufficiale in Italia, a San Marino, in Città del Vaticano (insieme al latino), in Svizzera (insieme a tedesco e francese), in tre comuni della Slovenia e nella Regione istriana (Croazia).
In Italia la proposta di legge costituzionale approvata dalla Camera il 28 marzo 2007 (dovrà essere approvata dal Senato e in quanto modifica costituzionale necessita di doppia deliberazione da parte di ogni ramo del Parlamento) prevede la modifica dell'art. 12 della Costituzione in «L'italiano è la lingua ufficiale della Repubblica nel rispetto delle garanzie previste dalla Costituzione e dalle leggi costituzionali.». Già oggi lo Statuto di Autonomia della Regione Autonoma Trentino-Alto Adige (DPR n. 670 del 31 agosto 1972), - che costituisce legge costituzionale - prevede all'art. 99 che «[...] quella italiana [...] è la lingua ufficiale dello Stato». Dicitura ripetuta dall'art. 1 del DPR n. 574 del 15 luglio 1988 "Norme di attuazione dello Statuto Speciale per la Regione Trentino-Alto Adige" e richiamata dalla Legge ordinaria n. 482 del 15 dicembre 1999 "Norme in materia di tutela delle minoranze linguistiche storiche" che stabilisce all'art. 1 che "la lingua ufficiale della Repubblica è l'italiano".
Ripartizione delle lingue ufficiali in Svizzera (2000)
In Svizzera la lingua italiana è una delle tre lingue ufficiali con il tedesco ed il francese (oltre al romancio che, pur non essendo ufficiale su tutto il territorio, è lingua nazionale in quanto lingua ufficiale del Canton Grigioni), e fra queste è la terza per numero di parlanti: in questo paese, secondo i dati del censimento dell'anno 2000, l'italiano è la lingua principale di 470.961 persone residenti nella Confederazione (pari al 6.5 % della popolazione), di cui 254.997 residenti nel Canton Ticino, dove l'italiano, oltre a essere lingua ufficiale, è considerato la lingua principale dal 83.1% della popolazione. L'italiano è inoltre considerato lingua principale dal 10.2 % della popolazione nel Canton Grigioni: sono di lingua italiana le valli meridionali di Mesolcina, Calanca, Bregaglia e Poschiavo. L'italiano è diffuso infine nell'uso per ragioni turistiche nell'alta Engadina. L'unico comune svizzero sul versante settentrionale delle Alpi di lingua italiana (per ragioni risalenti alla riforma religiosa), Bivio, è invece oggi ormai sostanzialmente germanizzato. In questo comune la lingua italiana è ora parlata solamente dal 29% degli abitanti (erano ancora l'80% nel 1860).
Distribuzione per comuni degli italiani madrelingua nella Regione Istriana (Croazia) (2001).
Per approfondire, vedi le voci Istria e Regione istriana.
Nella Repubblica di San Marino è lingua ufficiale dello Stato.
Nella Città del Vaticano è usata correntemente ed è la lingua coufficiale della Santa Sede con il latino. Per tale motivo è diventata "lingua franca" della Santa Sede e le gerarchie ecclesiastiche spesso la utilizzano per comunicare tra di loro.
È seconda lingua ufficiale (dopo lo sloveno) nei tre comuni costieri della Slovenia: (Capodistria, Isola d'Istria e Pirano).
Nella Regione Istriana, in Croazia, l'italiano è seconda lingua ufficiale a livello regionale dopo il croato (parlata dal 7,69% della popolazione secondo il censimento ufficiale del 2001), e a livello comunale a: Buie, Castellier-Santa Domenica, Cittanova, Dignano, Fasana, Grisignana, Lisignano, Montona, Orsera, Parenzo, Portole, Rovigno, Umago, Valle d'Istria, Veterneglio, Visignano, Visinada.
Recentemente in Brasile l'italiano è stato riconosciuto "lingua etnica" della popolazione di Santa Teresa e di Vila Velha, due comuni dello stato di Espírito Santo, e come tale sarà ora insegnato come seconda lingua obbligatoria in tutte le scuole comunali.[1]
Diffusione al di là dei Paesi ufficialmente italofoni [modifica]
L'italiano è assai diffuso a Malta, ove è parlato e compreso dalla maggior parte della popolazione[2] grazie ai programmi televisivi e all'insegnamento scolastico e universitario. In queste isole l'italiano fu lingua ufficiale assieme all'inglese fino al 1934, anno in cui fu sostituito dal maltese. Tuttavia, al giorno d'oggi non gode di alcun riconoscimento ufficiale e non viene utilizzato dalla popolazione maltese se non in ambito turistico e commerciale con gli italofoni.
È ancora parlato, assieme alle varianti venete, in alcune zone costiere della Dalmazia (Croazia), grazie anche ai programmi televisivi italiani che le raggiungono e alle minoranze linguistiche italiane.
In Francia è, per motivi storico-geografici, compreso da buona parte della popolazione della Corsica (anche grazie alla notevole similitudine tra la lingua corsa e i dialetti toscani, e quindi all'italiano stesso), e del Nizzardo (in cui, oltre al francese che è la lingua ufficiale, si parlano il provenzale e, in alcuni paesi, anche il ligure).
Un discorso simile vale per il Principato di Monaco dove, anche grazie all'immigrazione dall'Italia, la comunità italiana costituisce il 16% dei residenti del Paese[3], (ma secondo gli ultimi dati del Ministero degli Affari Esteri italiano, relativi alla fine del 2004, i cittadini italiani costituirebbero ben il 21%). Nonostante non abbia un riconoscimento ufficiale, l'italiano è la seconda lingua madre del Principato dopo il francese, unico idioma ufficiale dello Stato, e subito prima del monegasco, una variante del ligure, che invece gode dello status di lingua nazionale, e come tale viene tutelato e insegnato in alcune scuole.
La buona conoscenza dell'italiano in Albania è principalmente dovuta alle tv e radio italiane, che possono essere viste attraverso una comune antenna televisiva, oltre che ai continui spostamenti, per questioni economiche, di albanesi sul suolo italiano, ove attualmente rappresentano la maggiore comunità straniera.
L'italiano era diffuso anche nelle ex-colonie italiane in Africa: Libia, Eritrea, Etiopia e Somalia (in quest'ultimo Paese è stata lingua ufficiale fino al 1963 e usata nell'insegnamento universitario fino al 1991, allo scoppio della guerra civile), ma ha sperimentato un costante calo già dalla fine della Seconda guerra mondiale e attualmente solo in alcune aree della Somalia viene parlato come seconda lingua prevalentemente da fasce di popolazione di età avanzata. In altre nazioni, a causa della forte e prolungata emigrazione italiana nel mondo, esistono importanti comunità italiane, principalmente negli Stati Uniti, in Brasile, Argentina, Messico, Uruguay, Australia, Canada, Francia, Germania, Svizzera e Belgio.
Dal sito del Ministero degli esteri [4] risultano presenti forti comunità di cittadini italiani residenti all'estero, esclusa la già citata Svizzera (presenza di 520.550 italiani), si tenga presente che queste cifre indicano solo i cittadini italiani residenti all'estero e non tutte le persone realmente italofone:
- Germania 708.019 italiani (lo 0,9% della popolazione)
- Argentina 618.443 (1,5 %)
- Francia 358.603 (0,6 %)
- Brasile 292.519 (0,2 %)
- Belgio 281.674 (3 %)
- USA 188.926
- Regno Unito 173.493
- Canada 140.812
- Australia 131.679
- Nuova Zelanda 129.959
- Messico 125.655
- Venezuela 121.655
- Uruguay 74.163
- Spagna 61.383
- Cile 44.734
- Svezia 42.369
- Sud Africa 32.330
- Paesi Bassi 30.529
- Perù 25.787
- Lussemburgo 22.913 (il 5% della popolazione)
- Austria 13.824
- Grecia 10.654
- Colombia 10.474
- Israele 10.221 (compresa Gerusalemme)
- Ecuador 10.105
Da tali dati risultano, inoltre, 6.631 italiani residenti nel Principato di Monaco (il 21% della popolazione).
L'italiano ha in parte influenzato lo spagnolo parlato in Argentina e in Uruguay grazie alla forte immigrazione, anche se molti italianismi diffusisi in Argentina soprattutto nel lunfardo, il peculiare argot di Buenos Aires, sono ormai considerati arcaicismi in castigliano, oppure hanno mutato il loro significato rispetto alla voce italiana che li ha originati. Simile influenza, ma meno accentuata, viene registrata nel portoghese parlato in San Paolo e nel Brasile meridionale (in Rio Grande do Sul una varietà della Lingua veneta chiamata talian è diffusa nella regione montuosa dello stato).
Nel Canada anglofono l'italiano è la seconda lingua più studiata dopo il francese, mentre negli Stati Uniti e in Regno Unito è la quarta lingua più studiata dopo francese, spagnolo e tedesco.
Secondo un sondaggio dell'Unione Europea a 15, relativo al 2001, l'italiano è al secondo posto per numero di parlanti madrilingua in ambito europeo (16%), dopo il tedesco (24%) e accanto a francese e inglese, ma è quarta (18%) come lingua parlata. Un sondaggio più recente dell'Unione Europea a 25, effettuato su un campione di 28.694 cittadini europei e relativo al 2006, ha confermato la seconda posizione dell'italiano quanto a numero di madrelingua comunitari, preceduta solo dal tedesco (18%), a pari merito con l'inglese (13%), e davanti al francese (12%), mentre lo colloca al sesto posto fra gli idiomi più parlati come lingua straniera (3%), preceduto da inglese (38%), francese (14%), tedesco (14%), spagnolo (6%) e russo (6%). [5].
Secondo alcuni studi, gli italofoni nel mondo sarebbero circa 200 milioni, di cui 70 milioni cittadini italiani o di paesi italofoni o appartenenti a minoranze linguistiche italofone e 65 milioni oriundi italiani (Media e comunicatori italici).
Per approfondire, vedi la voce Italiano in IPA.
Per approfondire, vedi la voce Sistema vocalico italiano.
fonema
parole
[a]
nave, galassia
[e]
pianéta, réte
[ɛ]
sfèra, zèro
[i]
mito, riso
[o]
confrónto, órdine
[ɔ]
vuòto, bucòlico
[u]
numero, nulla
Tra parentesi quadre gli allofoni secondari di /n/ e di /r/.
Bilabiale
Labiodentale
Dentale
Alveolare
Postalveolare
Palatale
Velare
Nasali
m
[ɱ]
[n]
n
[nʲ]
ɲ
[ŋ]
Occlusive
p
b
t
d
k
g
Fricative
f
v
s
z
ʃ
Affricate
ʦ
ʣ
ʧ
ʤ
(Poli)vibranti
r
Monovibranti
[ɾ]
Laterali
l
ʎ
Approssimanti
j
w
L'italiano utilizza 21 lettere dell'alfabeto latino. In effetti 'k', 'j', 'w', 'x', 'y' esistono solo in parole d'origine straniera, toponimi (Jesi) o come varianti grafiche di scrittura (ad es. in Pirandello gioja invece di gioia). Esistono accenti grafici sulle vocali: in particolare quello acuto (´) solo sulla e (raramente sulla o e sulla a; una grafia ricercata li esigerebbe anche su i e u dal momento che sono sempre "vocali chiuse") e quello grave (`) su tutte le altre. L'accento circonflesso (^) serve per indicare la contrazione di due vocali, in particolare due /i/. Si è soliti indicarlo soprattutto nei (pochi) casi in cui vi possa essere ambiguità di tipo omografico. Per esempio la parola "geni" può riferirsi sia a delle menti brillanti (al singolare: "genio") sia ai nostri caratteri ereditari (al singolare: "gene"). Scritta "genî" non può che riferirsi al primo significato. L'accento grafico è obbligatorio sulle parole tronche (o ossitone o meglio ancora "ultimali"), che hanno cioè l'accento sull'ultima sillaba e finiscono per vocale. Altrove l'accento grafico è facoltativo, ma utile per distinguere parole altrimenti omografe.
- ^ Il Console Generale Ernesto Massimo Bellelli racconta la forza dell'italiano in Brasile su www.newsitaliapress.it.
Dialetti italiani [modifica]
In Italia, tutte le lingue romanze parlate insieme all'italiano, ma diverse rispetto all'italiano standard, sono chiamate "dialetti italiani". Molti dialetti sono, lingue a tutti gli effetti . Queste includono lingue riconosciute quali il Friuliano, il Napoletano, il Sardo,il Siciliano, il Veneto, e le varanti regionali di queste lingue. Sebbene la divisione tra lingue e dialetti sia stata solota presso gli studiosi (come Francesco Bruni) per distinguere tra la lingua che costituiva la koinè italiana, e quelle che avevano poca parte nella sua formazione, quali albanese, greco,tedesco, ladino,e occitano, che sono ancora parlate dal minoranze.
I dialetti non sono generalmente parlati nella comunicazione di massa e sono usualmente limitati ai parlanti nativi in contesti informali. Nel passato, parlare in dialetto era speso deprecato come segno di scarsa istruzione. Le giovani generazioni, specialmente quelle sotto i 35 anni (sebbene questo dato possa variare a seconda delle regioni), parlano quasi esclusivamente l'italiano standard in ogni circostanza, solitamente con accenti locali e con variazioni lessicali. Le differenze regionali possono essere dimostrate da vari fattori: l'apertura della vocali, la lunghezza delle consonanti, e l'influenza del dialetto locale (per esempio, annà rimpiazza andare nell'area di Roma.
Voci correlate [modifica]
Altri progetti [modifica]
Collegamenti esterni [modifica]
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Romanzo orientale
Gruppo italiano: Lingua corsa · Lingua gallurese · Lingua sassarese · Lingua italiana (Dialetti italiani) · Lingua napoletana
Gruppo siciliano: Lingua siciliana
Gruppo balcanico: Lingua rumena · Lingua dalmatica † · Lingua istriota †
Romanzo meridionale: Lingua mozarabica †
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